LIBRI E SOCIETÀ · APPROFONDIMENTO

Per anni abbiamo ripetuto che le nuove generazioni non avrebbero più aperto un libro, distratte da video brevi e schermi sempre accesi. I dati disponibili raccontano una storia meno semplice, e proprio per questo più interessante: tra i ragazzi la lettura resiste, talvolta cresce, ma il tempo che riusciamo a dedicarle si restringe. È un paradosso soltanto apparente.

Il numero che sorprende: 89%, ma leggiamolo bene

L’Osservatorio sulla lettura dell’Associazione Italiana Editori, curato da Pepe Research e presentato nel dicembre 2025, stima che l’89% dei ragazzi italiani tra i 15 e i 17 anni abbia letto almeno un libro, anche solo in parte, nei dodici mesi precedenti. Nello stesso studio, fra le persone dai 15 ai 74 anni i lettori dichiarati sono il 76%, pari a 33,9 milioni, in crescita rispetto al 73% dell’anno precedente.

Attenzione però: questa definizione comprende anche i libri letti parzialmente, gli e-book e gli audiolibri, ed esamina un intervallo di età preciso. Non significa che nove ragazzi su dieci leggano regolarmente un romanzo dall’inizio alla fine, né che la stessa percentuale valga per l’intera popolazione. La buona informazione comincia dal rispetto della domanda posta nel sondaggio.

Più persone dicono di leggere, meno spesso aprono un libro

Lo stesso Osservatorio AIE mostra la fragilità del fenomeno. Tra i lettori, la quota di chi apre un libro almeno una volta alla settimana scende dal 72% del 2022 al 61% nel 2025. Il tempo medio settimanale destinato specificamente ai libri a stampa passa da 3 ore e 32 minuti a 3 ore e 7 minuti.

Non è una contraddizione statistica. Possiamo avvicinarci a un libro, comprarlo o ascoltarne una parte e tuttavia trovare sempre meno occasioni per seguirne il filo. Gli impegni, la stanchezza, i ritmi di studio e lavoro, l’offerta inesauribile di contenuti chiedono tutti una parte della nostra attenzione. Ma i dati non ci permettono di assegnare automaticamente la colpa a un singolo social network.

BookTok: la scoperta non garantisce la lettura

La comunità #BookTok ha trasformato i video dedicati ai libri in uno strumento concreto di scoperta. Secondo l’analisi di NielsenIQ BookData e Media Control presentata nell’aprile 2026, i titoli associati al fenomeno hanno generato in Italia nel 2025 3,3 milioni di copie vendute e 41,4 milioni di euro di fatturato.

Sono numeri sulle vendite, non sul numero di lettori unici e neppure sulla quota dei volumi effettivamente letti. Dire che BookTok «salva la lettura» sarebbe eccessivo; affermare che i video brevi la distruggono sarebbe altrettanto sbrigativo. Un consiglio raccontato con entusiasmo può portare a un libro; la relazione con quelle pagine comincia dopo, in un tempo che nessun algoritmo può vivere al nostro posto.

Perché ISTAT e AIE non danno la stessa percentuale?

Nel luglio 2026 l’ISTAT ha pubblicato un rapporto su libri e biblioteche basato, tra l’altro, sull’indagine «I cittadini e il tempo libero» del 2024. In quella rilevazione il 57,1% delle persone di sei anni e più dichiarava di aver letto almeno un libro nel corso dell’anno per diversi motivi, esclusi i testi scolastici obbligatori.

Quel 57,1% non smentisce automaticamente il 76% dell’AIE: cambiano anno, età considerate, formulazioni e modalità d’indagine. E non va mescolato con altre misure ISTAT dedicate alla sola lettura nel tempo libero. Quando i numeri sembrano litigare, il primo compito della redazione è spiegare perché possono rispondere a domande diverse.

La biblioteca è anche un luogo in cui stare

Un altro dato ISTAT aiuta ad allargare lo sguardo. Nel 2025 circa il 15% delle persone dai tre anni in su aveva frequentato almeno una biblioteca; fra i giovani fino ai 24 anni la quota saliva a circa il 31%. La biblioteca non è soltanto il luogo dove si prende in prestito un volume: può offrire spazi per studiare, incontrarsi, cercare informazioni o restare qualche ora lontani da richieste continue.

Non tutti dispongono in casa dello stesso silenzio, degli stessi strumenti o di una stanza per sé. La questione della lettura ha anche a che fare con spazi pubblici disponibili, trasporti, accessibilità e possibilità economiche, non soltanto con la volontà individuale.

Un patto più gentile con le pagine

Forse l’obiettivo non dovrebbe essere convincere ogni lettore a raggiungere una quota di libri all’anno. C’è chi legge lentamente, chi alterna carta e audio, chi torna tre volte sullo stesso capitolo e chi scopre da adulto la propria prima biblioteca. Una politica culturale efficace dovrebbe aumentare le opportunità, non distribuire patenti di buon lettore.

Alle scuole e alle biblioteche possiamo chiedere luoghi accoglienti; agli editori informazioni chiare e libri accessibili; a noi stessi la possibilità di incontrare un testo senza trasformarlo in una gara. Anche dieci minuti scelti liberamente possono essere l’inizio di una relazione duratura con la lettura. Non sono una soluzione strutturale, ma sono un tempo reale, finalmente nostro.

Il tema dei ragazzi che tornano ai libri era già affiorato nella rubrica Dietro le Quinte. Qui abbiamo scelto di approfondirlo con definizioni e fonti statistiche distinte.

Fonti e metodo

Nadidja · Redazione SoleLuna ITALIA News — Orizzonte Comune

Immagine illustrativa: Fer Troulik / Unsplash, utilizzata come riferimento visivo al rapporto tra persone e libri; non raffigura i partecipanti all’indagine. Credito fotografico.

Nota di trasparenza: contenuto editoriale originale elaborato con supporto di strumenti di IA e verifica delle fonti indicate; non riproduce integralmente le newsletter da cui ha preso spunto. Le statistiche sono legate alle specifiche definizioni e date delle ricerche; immagini illustrative, non documentali.

PASSAPAROLA · CASA SOLELUNA

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