di Carmelina Rotundo Auro
Roma ritrova oggi, 15 settembre 2026, uno dei protagonisti assoluti dell’arte del Novecento. A Palazzo Bonaparte apre al pubblico la grande retrospettiva dedicata a Vassily Kandinsky, in programma fino al 14 febbraio 2027: un ritorno importante, perché nella Capitale mancava da oltre venticinque anni una mostra monografica di questa ampiezza dedicata al maestro russo.
La mostra, curata da Angela Lampe e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, riunisce circa settanta opere provenienti soprattutto dalla collezione del museo francese, che conserva uno dei nuclei più importanti al mondo dell’artista grazie alle donazioni e al lascito di Nina Kandinsky.
Non è soltanto un’esposizione di grandi dipinti. È un viaggio dentro una trasformazione: quella che porta la pittura europea, tra fine Ottocento e primo Novecento, a smettere progressivamente di rappresentare il mondo visibile per cercare qualcosa di meno immediato e più interiore.
Dal paesaggio alla forma puraKandinsky nasce a Mosca nel 1866 e arriva relativamente tardi a scegliere definitivamente l’arte. La sua formazione iniziale passa infatti anche attraverso studi giuridici ed economici. Quando si trasferisce a Monaco di Baviera, alla fine dell’Ottocento, entra però in un ambiente culturale in piena trasformazione.
Il percorso della mostra segue proprio questa evoluzione: dalle prime opere ancora figurative alla nascita di un linguaggio sempre più libero dalla rappresentazione, fino alle esperienze del Blaue Reiter, al ritorno in Russia, agli anni del Bauhaus e infine al periodo francese.
Il Centre Pompidou descrive il percorso espositivo come articolato in cinque capitoli, capaci di accompagnare il visitatore lungo le diverse fasi della vita e della ricerca dell’artista: Russia, Germania e Francia non sono soltanto luoghi geografici, ma mondi culturali differenti che entrano nella sua pittura.
Quando il colore smette di descrivereLa rivoluzione di Kandinsky è anche una rivoluzione del colore.
Per secoli, nella tradizione occidentale, il colore aveva avuto spesso il compito di descrivere qualcosa: un cielo, un volto, un abito, una parete, una luce. Nelle opere astratte di Kandinsky, invece, il colore può diventare esso stesso protagonista.
Rosso, blu, giallo, nero non devono necessariamente “essere” qualcosa. Possono creare tensione, equilibrio, ritmo, movimento.
Questa è forse una delle ragioni per cui l’opera di Kandinsky continua ancora oggi a parlare a un pubblico molto più ampio di quello degli specialisti. Anche chi non conosce la storia dell’arte può trovarsi davanti a una sua composizione e percepire immediatamente energia, dissonanza, quiete oppure instabilità.
Non è necessario individuare una figura precisa. Bisogna accettare, almeno per qualche minuto, di guardare senza chiedere subito: “Che cosa rappresenta?”.
Pittura e musicaUno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Kandinsky è il rapporto con la musica.
L’artista usa spesso termini musicali per i suoi dipinti — impressioni, improvvisazioni, composizioni — perché immagina la pittura come qualcosa capace di agire sullo spettatore in maniera analoga al suono.
Una melodia non ha bisogno di rappresentare una casa, un albero o una persona per suscitare un’emozione. Kandinsky prova a chiedere alla pittura la stessa libertà.
Per questo linee, forme e colori diventano elementi di una sorta di partitura visiva. Alcuni sembrano avanzare, altri arretrare. Alcuni creano tensione, altri pausa. Una linea può essere energica o fragile, un cerchio può apparire stabile, una diagonale può suggerire movimento.
Non è una traduzione scientifica tra musica e colore, ma un modo nuovo di pensare il linguaggio artistico.
Il ruolo del Centre PompidouLa presenza del Centre Pompidou è centrale per la qualità scientifica dell’esposizione romana.
Il museo parigino possiede infatti il fondo Kandinsky più completo, formato anche grazie alla generosità di Nina Kandinsky, moglie dell’artista e figura decisiva nella conservazione e trasmissione della sua eredità.
La temporanea chiusura del Centre Pompidou per lavori ha reso possibile il prestito a Roma di un nucleo particolarmente significativo di opere.
Tra i lavori simbolo indicati anche dai materiali ufficiali della mostra compare “Gelb-Rot-Blau” (“Giallo-Rosso-Blu”) del 1925, una delle composizioni più note del periodo Bauhaus.
La retrospettiva dedica inoltre attenzione a Gabriele Münter, artista di primo piano dell’Espressionismo tedesco e compagna di Kandinsky per oltre un decennio. La sua presenza aiuta a restituire la complessità della stagione culturale che portò alla nascita del Blaue Reiter, evitando di raccontare le avanguardie come il prodotto isolato di un solo genio.
Un artista attraversato dalla storia europeaGuardare Kandinsky significa anche attraversare un continente sconvolto dalle trasformazioni del Novecento.
La sua biografia è segnata da spostamenti continui. La Prima guerra mondiale interrompe la stagione di Monaco e lo costringe a tornare in Russia. Negli anni successivi partecipa alla riorganizzazione della vita artistica russa, poi nel 1921 viene invitato in Germania al Bauhaus.
Quando il Bauhaus viene chiuso dai nazisti nel 1933, Kandinsky lascia nuovamente il Paese e si trasferisce in Francia, dove vivrà fino alla morte nel 1944.
Dietro l’evoluzione delle sue forme c’è quindi anche una biografia europea fatta di guerre, rivoluzioni, avanguardie, repressioni ed esilio.
Questo rende la mostra particolarmente interessante oggi: ricorda che l’arte moderna non nasce in un laboratorio separato dalla società, ma dentro un’Europa che sta cambiando radicalmente.
L’astrazione non è fuga dalla realtàDavanti alla pittura astratta si sente ancora ripetere talvolta una domanda: “Ma che cosa significa?”.
È una domanda legittima, ma forse non sempre è quella più utile.
L’astrazione non è necessariamente un rifiuto della realtà. Può essere un altro modo di attraversarla.
Kandinsky non elimina il mondo per smettere di parlare del mondo. Cerca invece un linguaggio che possa esprimere emozioni, tensioni e relazioni che una rappresentazione tradizionale non gli sembra più sufficiente a contenere.
In questo senso, la mostra di Palazzo Bonaparte può essere letta anche come un invito a rallentare lo sguardo.
Viviamo in un’epoca in cui incontriamo centinaia di immagini ogni giorno, spesso per pochi secondi. La pittura astratta chiede esattamente il contrario: restare.
Lasciare che l’occhio si sposti da una forma all’altra. Accorgersi di un equilibrio che inizialmente non avevamo visto. Tornare indietro. Cambiare interpretazione.
Una mostra per chi ama l’arte, ma anche per chi pensa di non capirlaForse il modo migliore per visitare Kandinsky è non arrivare con l’ansia di comprendere tutto.
Non esiste un esame finale.
Si può entrare osservando semplicemente quali opere attirano di più. Quali colori creano benessere, quali irritano, quali composizioni sembrano ferme e quali in movimento.
Poi, attraverso il percorso storico e i materiali dell’esposizione, è possibile capire come quelle scelte siano nate e come si siano trasformate nel tempo.
È una delle qualità delle grandi retrospettive: permettono di vedere non soltanto le opere celebri, ma il percorso che le ha rese possibili.
Informazioni essenzialiLa mostra Kandinsky è ospitata a Palazzo Bonaparte, Piazza Venezia 5, Roma, dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027.
Gli orari indicati dall’organizzazione sono:
- dal lunedì al giovedì, dalle 9:00 alle 19:30;
- venerdì, sabato e domenica, dalle 9:00 alle 21:00.
La biglietteria chiude un’ora prima. L’accesso è contingentato e l’organizzazione consiglia la prenotazione.
Il biglietto intero ordinario indicato sul sito ufficiale è di 18 euro, con diverse riduzioni previste per studenti, ragazzi, over 70 e altre categorie.
Roma ritrova così un artista che ha contribuito a cambiare radicalmente il modo in cui guardiamo una superficie dipinta.
E forse questa è ancora oggi la forza più grande di Kandinsky: ricordarci che vedere non significa soltanto riconoscere ciò che abbiamo già davanti agli occhi. A volte significa imparare a percepire qualcosa che, fino a un momento prima, non sapevamo nemmeno di poter vedere.
Fonti: Palazzo Bonaparte / Arthemisia; Centre Pompidou; sito ufficiale della mostra Kandinsky; Fondazione Terzo Pilastro Internazionale.
https://www.mostrepalazzobonaparte.it/mostra-kandinsky.php
https://www.centrepompidou.fr/en/program/calendar/event/7uxjmdc
https://www.mostra-kandinsky.it/