di Massimiliano Deliso
A Putignano, tra le colline della Puglia centrale, l'autunno porta con sé un rito silenzioso che precede di mesi lo strepito del Carnevale più antico d'Europa. Nelle botteghe sparse per il paese, i maestri cartapestai tornano a chinarsi su strutture di ferro e canna, gesso e colla di farina, per dare corpo ai giganti che a febbraio sfileranno lungo il corso cittadino.
Non è un mestiere che si impara sui libri. Si tramanda di padre in figlio, di maestro in allievo, in un apprendistato fatto di mani sporche di colla e di pazienza lunga mesi. Ogni carro nasce da un bozzetto, un disegno che racconta un'idea satirica o poetica, e si trasforma pian piano in una scultura mobile alta anche quattordici metri, capace di muoversi, sorridere, deformarsi in smorfie grottesche davanti al pubblico.
Quest'anno la commissione che segue il Carnevale ha selezionato i progetti che daranno forma ai sette giganti della 632ª edizione, in programma a febbraio. Tra questi torna anche il maestro Franco Giotta, con l'associazione ARCAS, autore del carro dal titolo «Il Factotum dell'Inconcludenza» — un titolo che è già una dichiarazione d'intenti, nello stile irriverente che da secoli caratterizza la manifestazione.
La vera novità, però, riguarda il luogo dove questi giganti prenderanno forma. Per la prima volta, alcune delle Botteghe della Cartapesta troveranno spazio nei capannoni della nuova Cittadella del Carnevale, sorta nei pressi del vecchio autodromo. Un trasferimento che non è solo logistico: significa concentrare in un unico polo un patrimonio artigianale finora disperso in garage, cantine e magazzini di fortuna, offrendo ai maestri spazi pensati apposta per un lavoro che richiede altezze, ponteggi e tempi lunghi di essiccazione.
Non meno interessante è l'apertura, proposta ai cartapestai, di un dialogo con il Politecnico di Bari. L'idea è affiancare all'antica manualità competenze di meccanica, elettronica e design, per rendere i movimenti dei giganti ancora più fluidi e sorprendenti, senza però intaccare la natura artigianale del lavoro: la struttura resta quella di sempre, fatta di stecche di canna legate a mano e strati di carta incollati uno sull'altro, asciugati al sole prima di ricevere colore.
È un equilibrio delicato, quello tra innovazione e tradizione, che Putignano affronta da sempre con naturalezza. Il Carnevale, del resto, nasce già come un rovesciamento: «dove tutto è il contrario di tutto», recita il tema di quest'anno, richiamando l'antica usanza della Festa delle Propaggini, quando i contadini innestavano i tralci di vite intonando versi satirici contro il potere. Da quella pratica agricola è nato, secoli fa, il carnevale più longevo del continente.
Oggi, mentre i primi bozzetti prendono forma e le prime armature di ferro si alzano nei capannoni, la cartapesta resta un mestiere fragile e resistente allo stesso tempo: fragile perché fatto di carta e colla, resistente perché capace di attraversare i secoli senza perdere il proprio pubblico. Ogni figura che sfilerà a febbraio porterà con sé mesi di lavoro invisibile, mani che si sono tramandate un sapere che nessuna macchina, per ora, può sostituire del tutto.
E se un giorno i giganti di Putignano si muoveranno con l'aiuto di sensori e piccoli motori progettati insieme agli ingegneri, resteranno comunque, prima di tutto, opere di carta: pazienza trasformata in meraviglia, un'ultima volta, prima che il fuoco finale del martedì grasso le consumi.
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