di Renzo Samaritani Schneider e Massimiliano Deliso
Ci sono persone che hanno difeso la natura con le leggi, con la ricerca scientifica, con le associazioni, con le campagne pubbliche. Fulco Pratesi lo ha fatto anche con una matita in mano.
Da domani, 16 settembre 2026, il Museo di Roma in Trastevere ospita “Fulco Pratesi. Acquerelli Pionieri”, una mostra che resterà aperta fino al 6 dicembre e che porta al centro dell’attenzione un volto forse meno conosciuto di una delle figure più importanti dell’ambientalismo italiano: quello dell’artista e illustratore.
Pratesi è stato architetto, naturalista, scrittore, giornalista, illustratore e fondatore del WWF Italia. Ma, accanto al lavoro pubblico e civile, ha coltivato per tutta la vita una pratica di osservazione diretta della natura fatta di acquerelli, disegni, taccuini e appunti visivi.
La mostra romana nasce proprio da qui: dall’idea che il disegno possa essere non soltanto espressione artistica, ma anche uno strumento di conoscenza.
Guardare prima di difendereLa natura, per essere protetta, deve prima essere vista davvero.
È un principio semplice, ma tutt’altro che scontato. Viviamo in un’epoca in cui siamo circondati da immagini di paesaggi, animali e foreste, eppure il rischio è quello di osservare tutto rapidamente, attraverso uno schermo, senza soffermarsi sui dettagli.
Il disegno obbliga a fare il contrario.
Per rappresentare un uccello, una foglia, una forma animale o un paesaggio bisogna fermarsi. Bisogna osservare proporzioni, colori, movimenti, differenze. Bisogna accorgersi che ciò che da lontano sembra uniforme, da vicino è complesso.
È anche in questo senso che il lavoro artistico di Pratesi dialoga con il suo impegno ambientalista.
Il Museo di Roma in Trastevere presenta l’esposizione come un percorso attraverso acquerelli, disegni, taccuini e materiali originali che raccontano il lato più intimo e personale di Pratesi: quello di un uomo che ha trasformato il disegno in una forma di conoscenza, emozione e impegno civile.
Una mostra dentro i 60 anni del WWF ItaliaL’esposizione si inserisce nel progetto “Rivoluzione Naturale” del WWF e nel programma di iniziative legate ai 60 anni del WWF Italia.
Non è quindi soltanto una retrospettiva artistica.
È anche un modo per rileggere una parte della storia dell’ambientalismo italiano attraverso lo sguardo di uno dei suoi protagonisti.
Quando oggi parliamo di biodiversità, consumo di suolo, protezione degli habitat, crisi climatica o tutela della fauna, utilizziamo parole entrate ormai nel linguaggio quotidiano. Non è sempre stato così.
Per decenni, chi si occupava di natura ha dovuto prima di tutto convincere la società che la protezione dell’ambiente non fosse una questione marginale, decorativa o riservata agli appassionati.
Il lavoro di divulgazione, associazionismo e sensibilizzazione è stato quindi fondamentale.
E anche le immagini hanno avuto un ruolo.
Un disegno può rendere visibile ciò che un dato statistico non riesce immediatamente a comunicare. Può far riconoscere una specie. Può costruire familiarità. Può suscitare curiosità. Può trasformare qualcosa di astratto in qualcosa che sentiamo più vicino.
Arte e ambientalismo non sono mondi separatiLa mostra di Roma offre anche l’occasione per superare una divisione ancora molto diffusa: quella tra cultura scientifica e cultura artistica.
In realtà, l’osservazione della natura ha sempre attraversato entrambe.
Prima della fotografia, illustratori naturalistici, botanici, esploratori e studiosi utilizzavano il disegno per documentare specie, ambienti e fenomeni. Ancora oggi l’illustrazione scientifica continua ad avere un valore importante perché può mettere in evidenza dettagli che una fotografia non sempre riesce a mostrare con la stessa chiarezza.
Ma nel caso di Pratesi c’è qualcosa in più.
Il disegno non è soltanto registrazione del reale. È relazione.
Quando una persona dedica tempo a osservare un animale, un albero o un paesaggio abbastanza a lungo da poterlo riprodurre, quel soggetto smette di essere semplicemente “sfondo”. Acquista identità.
E ciò che riconosciamo come vivo, specifico e irripetibile diventa spesso anche più difficile da considerare sacrificabile.
Il valore dei taccuiniParticolarmente interessante è la presenza, nel percorso espositivo, dei taccuini.
Il taccuino è forse uno degli oggetti più lontani dal modo contemporaneo di produrre contenuti.
Non ha notifiche. Non chiede di essere pubblicato. Non suggerisce cosa guardare dopo.
È uno spazio lento.
Un luogo in cui annotare un dettaglio, una forma, una specie incontrata, una sensazione, un colore.
Questa lentezza può sembrare quasi anacronistica, ma proprio per questo oggi acquista un valore nuovo.
Osservare senza l’obbligo immediato di condividere potrebbe essere una delle piccole forme di resistenza alla distrazione permanente.
E può diventare anche una pratica ambientale.
Non perché disegnare un albero salvi automaticamente una foresta, ma perché imparare a guardare costruisce attenzione. E l’attenzione è spesso il primo passo della cura.
Roma, Trastevere e una domanda molto attualeLa scelta del Museo di Roma in Trastevere aggiunge un ulteriore elemento interessante.
Una mostra dedicata alla natura viene ospitata nel cuore di una grande città.
È un promemoria utile: la natura non comincia fuori dai centri urbani.
È presente negli alberi delle strade, nei parchi, nei fiumi, nei piccoli animali che condividono gli spazi con noi, nei giardini, nei balconi, nelle aree abbandonate che lentamente vengono riconquistate dalla vegetazione.
La tutela della biodiversità riguarda quindi anche il modo in cui progettiamo e viviamo le città.
Più verde urbano, meno consumo di suolo, corridoi ecologici, alberature gestite con competenza, tutela delle acque e attenzione agli animali selvatici che vivono negli ambienti urbani non sono soltanto questioni estetiche.
Sono parte della qualità della vita.
Una lezione che va oltre la mostra“Acquerelli Pionieri” può essere letta anche come un invito molto semplice.
Non tutti possiamo diventare naturalisti, illustratori o attivisti ambientali.
Ma tutti possiamo tornare a osservare.
Possiamo riconoscere gli alberi della nostra strada. Possiamo imparare il nome di un uccello che vediamo ogni mattina. Possiamo accorgerci di quando un’area verde perde biodiversità. Possiamo fotografare meno e guardare un po’ di più.
La cultura ambientalista nasce anche così.
Non soltanto dalle grandi campagne, ma dalla capacità di percepire la natura come qualcosa che non è esterno alla nostra vita.
Fulco Pratesi ha dedicato decenni a questa idea, attraverso l’impegno pubblico e attraverso il disegno.
La mostra che apre a Roma ci ricorda che, qualche volta, per cominciare a difendere il mondo basta prendere sul serio il gesto più antico: guardarlo.
Informazioni utiliFulco Pratesi. Acquerelli Pionieri
Museo di Roma in Trastevere
Dal 16 settembre al 6 dicembre 2026
Dal martedì alla domenica, ore 10:00–20:00; ultimo ingresso alle 19:00. Chiuso il lunedì.
Curatrice: Olympia Pratesi, con la collaborazione di Isabella Pratesi.
La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Fonti: Museo di Roma in Trastevere; Sistema Musei di Roma Capitale.
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