SOCIETÀ · ABITARE · 4 NOVEMBRE 2026
Si può avere un tetto sopra la testa e non avere abbastanza spazio per vivere dignitosamente. Una camera condivisa da troppe persone, l’assenza di un luogo dove studiare, un soggiorno che la notte diventa camera da letto: sono condizioni che una statistica riassume con la parola sovraffollamento abitativo, ma che nella vita quotidiana possono pesare sul riposo, sul lavoro e sulle relazioni.
Una newsletter della fondazione Openpolis, ricevuta dalla nostra Redazione il 23 ottobre, ha posto la domanda «Come si fa a vivere in pochi metri quadri?». Le cifre riportate, lette insieme alle definizioni Eurostat, offrono un punto di partenza per riflettere non soltanto sulla quantità di abitazioni, ma sulla qualità concreta del diritto alla casa.
Un italiano su quattro vive in un’abitazione sovraffollata
Secondo l’elaborazione Openpolis sui dati riferiti al 2025, il 24,3% delle persone in Italia viveva in case considerate sovraffollate. La media dell’Unione europea era 16,8%. La distanza è significativa, ma deve essere interpretata con cura: non significa che un quarto degli italiani sia senza casa e neppure che tutte quelle abitazioni abbiano la stessa superficie. L’indicatore riguarda il numero di stanze disponibili rispetto alla composizione del nucleo.
Il cruscotto europeo sull’abitare riporta per il 2025 una media UE del 16,8% di popolazione in alloggi sovraffollati. Una comunicazione Eurostat del 29 settembre 2026 segnala che la condizione riguarda il 26,9% dei giovani europei fra 15 e 29 anni, contro il 16,8% della popolazione complessiva: anche il momento della vita modifica l’esposizione al problema.
Che cosa vuol dire «sovraffollata» secondo Eurostat
La definizione statistica non attribuisce un numero fisso di metri quadrati a ciascuno. Un’abitazione è considerata sovraffollata se non presenta un numero minimo di stanze in rapporto alle persone che vi risiedono, tenendo conto di coppie, adulti soli e figli di determinate fasce d’età. Nella misurazione europea, in sintesi, servono una stanza per l’intero nucleo, camere da letto adeguate per coppie e adulti e stanze per i ragazzi e i bambini secondo età e composizione.
Un monolocale può risultare perfettamente adatto a una persona, mentre un appartamento più grande può essere sovraffollato se vi abitano molte persone e la distribuzione degli ambienti non è sufficiente. Questo non esaurisce il tema della qualità abitativa: isolamento termico, accessibilità, salute degli edifici e costi hanno altre metriche e altre conseguenze.
Affitto e rischio povertà: la disuguaglianza dello spazio
La newsletter Openpolis riporta differenze molto marcate fra i gruppi sociali: secondo le elaborazioni citate, il 40,6% delle persone che vivono in affitto sul mercato libero in Italia abita in una casa sovraffollata. Fra le persone che sono anche a rischio di povertà, la quota citata è 35,2%. Questi dati descrivono situazioni e definizioni statistiche differenti: non devono essere sommati tra loro né trasformati in un’identità fra affitto e povertà.
L’affitto può essere un’opzione desiderata e flessibile; non è in sé un problema. Diventa però una fonte di pressione quando la scelta effettiva si riduce a pochi alloggi accessibili, troppo cari o troppo piccoli. Allora avere un indirizzo non coincide automaticamente con avere una casa adeguata.
Il paradosso delle abitazioni non occupate stabilmente
Openpolis cita anche circa 9,6 milioni di abitazioni non permanentemente occupate nel 2023, pari al 26,8% del totale. È un numero che merita attenzione, ma va spiegato correttamente: «non permanentemente occupata» non significa necessariamente vuota, abbandonata o immediatamente disponibile in affitto. In questo insieme possono rientrare abitazioni utilizzate stagionalmente, seconde case, immobili in condizioni non adeguate o situazioni amministrative differenti.
La distanza fra abitazioni esistenti e alloggi effettivamente accessibili resta una domanda di politica pubblica. Per rispondervi seriamente occorrono informazioni su territorio, stato degli edifici, domanda abitativa, proprietà, canoni e servizi; non basta dividere il numero di case per quello delle famiglie.
Abitare è anche poter lavorare, studiare e riposare
La carenza di spazio pesa diversamente secondo le età e le attività. Un bambino può non disporre di un tavolo dove fare i compiti. Una persona che lavora da casa può dover condividere ogni ambiente con altre necessità familiari. Chi ha bisogno di quiete e di momenti di autonomia può non trovare un luogo dove appartarsi. Ma questa realtà può riguardare anche famiglie molto affiatate: la mancanza di spazio non significa necessariamente mancanza di amore o attenzione reciproca.
Negli ultimi giorni abbiamo aperto sul nostro giornale il filone «Il piacere di stare a casa», dedicato alla libertà di vivere i propri ritmi domestici. Questo articolo ne mostra il necessario contrappunto: poter scegliere di restare in casa è un privilegio molto diverso dal non poter uscire da condizioni abitative inadatte. Per amare uno spazio occorre anche che sia vivibile.
Cosa possono fare le politiche pubbliche
Le risposte possibili sono diverse e non tutte producono gli stessi risultati: alloggi sociali e recupero di edifici, sostegni all’affitto, contratti con canoni più accessibili, interventi sulla qualità energetica, servizi di mediazione e pianificazione urbana. Ogni scelta richiede risorse, criteri equi e controlli. Le misure rivolte alla domanda di casa possono essere poco efficaci se sul territorio non esiste un’offerta adeguata; costruire senza collegamenti e servizi può a sua volta creare nuovi problemi.
Nel dibattito politico alcuni privilegiano un ruolo più ampio dell’edilizia residenziale pubblica; altri puntano su incentivi a proprietari, riqualificazione e mercato regolato. La questione da valutare non è soltanto il modello preferito, ma quante famiglie riescono davvero a trovare spazi adeguati con un costo sostenibile. Un monitoraggio serio dovrebbe pubblicare tempi di attesa, numero di case assegnate, qualità degli immobili e composizione delle famiglie assistite.
Perché il dato nazionale deve interessare anche le città medie
Il sovraffollamento non riguarda esclusivamente i grandi centri. In una città media possono convivere affitti non accessibili, abitazioni vecchie, case usate saltuariamente, famiglie allargate e persone in attesa di un alloggio. Ogni territorio ha combinazioni differenti: prima di attribuire percentuali nazionali a Trani, alla Puglia o a un singolo quartiere servono dati locali comparabili. Non sarebbe corretto trasferire automaticamente il 24,3% italiano a una città.
Un buon giornale locale può però cominciare da una domanda universale: quali percorsi chiari esistono per chiedere aiuto, e in quali tempi le istituzioni sono tenute a rispondere? Informare correttamente significa evitare promesse di contributi o graduatorie che non risultano da atti ufficiali.
Una casa dovrebbe essere più di un indirizzo
Per alcuni la casa è il luogo privilegiato della creatività, della lettura o della quiete; per altri, lo spazio dove cresce una famiglia; per altri ancora, l’obiettivo di una ricerca faticosa. Le differenze personali contano, ma c’è una base comune: poter dormire, cucinare, curarsi, studiare e avere un minimo di riservatezza non dovrebbe dipendere soltanto dalla fortuna di aver trovato le stanze giuste al prezzo giusto.
Il diritto all’abitare non finisce sulla soglia di una porta: comincia quando quella porta si apre su uno spazio davvero vivibile.
Fonti e nota editoriale
- Spunto redazionale: Openpolis, newsletter «Come si fa a vivere in pochi metri quadri?», 23 ottobre 2026, con statistiche 2025 sul sovraffollamento italiano, sugli affitti e sul patrimonio non occupato stabilmente.
- Eurostat, Housing Dashboard: dati UE 2025 e definizioni.
- Eurostat, «27% of young people lived in overcrowded homes in 2025», 29 settembre 2026: giovani e definizione statistica.
- Eurostat, «Housing in Europe — 2025 edition»: contesto europeo dell’abitare.
- Foto illustrativa: Haberdoedas / Unsplash, facciata di un edificio residenziale. La fotografia non documenta un nucleo familiare sovraffollato.
Trasparenza: analisi originale che distingue dati, definizioni e interpretazioni della Redazione; non rappresenta una valutazione dei singoli immobili e non sostituisce le informazioni dei servizi abitativi competenti.
Nadidja · Redazione SoleLuna ITALIA News — Orizzonte Comune
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