Terza e ultima puntata di Le mie paure, il percorso narrativo di Leonardo Mazzilli. Il testo è pubblicato integralmente come consegnato e approvato dall’autore.
Il nuovo mondo
La vita di ogni singolo individuo ha uno spazio temporale finito; questa affermazione è una cosa certa e verificabile scientificamente.
La stessa esistenza del nostro pianeta, teatro di tutte le vicende umane, ancora non è definibile con nessuno strumento a nostra disposizione attualmente.
Vi starete perciò domandando, ed è legittimo farlo, come possiamo collegare questa nozione basilare alle molteplici paure dell’essere umano, la morte in quanto traguardo ultimo di un viaggio estemporaneo figlio della nostra credenza?
A mio modesto parere dobbiamo scorgere oltre le apparenze terrene anche quelle visionarie mistiche e per realizzare ciò bisogna immergersi completamente in un’illusionistica dimensione dove il sapere e l’intelletto non hanno più il ruolo da protagonista principale, solo i ruggiti e le pulsazioni del nostro animo avranno lo scopo di portare avanti la nuova civiltà; questo è il collante che ci potrà unire indissolubilmente per l’eterna sopravvivenza.
Un altro giorno è passato inesorabile (in fondo sono tutti noiosamente uguali), cambia solo il numero ovvero un simbolo niente di più.
I contenuti e le tematiche suonano né più né meno la stessa identica sinfonia, anzi meglio dire melodia malinconica per essere puntualmente pignoli, prerogativa caratteriale di non mia appartenenza ma efficace per esprimere al meglio il senso del concetto in questione.
In effetti ci sarebbe da ritoccare qualcosa, cambiano le condizioni del clima da un giorno all’altro per esempio; immaginiamo un anno astronomico senza pioggia, beh forse è esasperato come concezione esemplificativa però dà la misura e la portata dell’elemento definibile staticità.
Stop alle riflessioni!
In una giornata si possono fare e pensare tante di quelle cose che non basterebbe il tempo solo per immaginarle.
La mattinata era trascorsa piuttosto tranquilla e maledettamente normale, ci voleva una situazione nuova al di fuori delle regole del vivere "normale"; non era una richiesta ben precisa come quando si va al ristorante e si ordinano le pietanze bensì un piacere da soddisfare quasi una voglia da stuzzicare; chiedevo tanto per caso?
Macché non diciamo baggianate!
Sono altre le richieste impossibili da realizzare e non le sto neanche ad elencare a rischio della mia incolumità letteraria.
Faceva piuttosto caldo ma in fondo era quasi estate ormai, niente di nuovo insomma, eppure sentivo una percezione di cambiamento dentro di me che si rifletteva al di fuori del mio nucleo pensante.
Fervida immaginazione si poteva ben dire ad alta voce, alla fine su cosa ci basiamo per dare un giudizio, avrei dovuto dare una prova certa ed inequivocabile del profondo stravolgimento della realtà; questione di tempo, esso avrebbe risolto gli innumerevoli meccanismi della nostra seduta psicoanalitica.
Mangiarsi, spremersi le cervella avrebbe portato esclusivamente ad una fastidiosa emicrania con cui non avevo intenzioni di imbattermi, altre erano le problematiche in questione, tipo cosa mangiare a pranzo, cosa fare nel pomeriggio visto che non sarei andato a lavoro, giorno libero per sfortuna o meno dipende dai punti di vista, il mio giudizio era di certo neutro.
L’indifferenza come sentimento predominante mi calzava a pennello e fin troppo elegante per i miei semplici gusti.
Il dopo pranzo fu calmo, direi troppo forse, non si era detta una parola a tavola, un’abitudine che stava prendendo piede fra le mura di casa e ciò mi fece deviare temporaneamente la mia convinzione che un giorno questa catena di montaggio casalinga si sarebbe come dire inceppata per cause inspiegabili, mettiamola così sul vago della logica.
Errai di poco quanto basta.
Al di fuori del mio luogo naturale di sopravvivenza era in atto il più grande e unico segno di rivoluzione dell’esistenza umana terrena.
Dopo che la giornata era trascorsa in compagnia di uno splendido sole in forma smagliante, le prime innocue nuvolette presero parte alla scenografia del cielo; di sicuro non avrei potuto immaginare lo spettacolo a cui avrei preso parte, un semplice temporale direi pressoché fuorviante, si trattava invece di un qualcosa di veramente eclatante!
Iniziò a cadere una timida pioggia molto fitta a dire la verità, infatti la visibilità era scesa di molto nonostante il sole tentasse di rimanere sul palcoscenico per esibire la sua ultima apparizione, successivamente esso lasciò spazio a nubi più minacciose, il nero divenne la colorazione predominante, ciò non fece che incutermi una notevole preoccupazione; non si trattava di una semplice perturbazione post-primaverile poiché la pioggia si trasformò magicamente in un candido quanto perfido nevischio natalizio, pensai allora in quel frangente di essere tornato a marzo mese dalle spiccate attitudini meteo schizofreniche, e non eravamo ancora a maggio inoltrato, qualcosa di anomalo era in atto sicuramente; perché mi sarei dovuto preoccupare di un fenomeno atmosferico anche se fuori luogo e tempo?
Beh in effetti i miei timori erano fondati, dietro quel falso complesso di nubi compatte e cariche di precipitazioni si stava modellando un nuovo scenario cosmico.
La cruda verità questa volta si celava dietro una normale quanto bizzarra manifestazione meteorologica; nessuno me compreso avrebbe potuto immaginare quanto stava per accadere eppure di fantasia ne avevo da vendere però non arrivava sino a questo punto di non ritorno.
Il mondo stava per cambiare sceneggiatura e gli attori sarebbero rimasti tali con un copione inedito da recitare.
Probabilmente sarei stato all’altezza della parte assegnatami dal buon fato, erano anni che aspettavo questo momento di svolta epocale, a parole era tutto semplice ma il difficile sarebbe stato quello di tramutarlo nei fatti compiuti.
In quei momenti fremevo dalla voglia di scoprire quale scenario si sarebbe mostrato ai miei occhi; non sarei stato però l’unico spettatore pagante dello show in atto, tutto il mondo avrebbe presto parte e assistito inerme all’evento.
Finalmente le nubi dense e compatte si diradarono nel nulla della volta celeste, si fecero strada le prime rivelazioni, alcuni pianeti della Via Lattea come in fila ad una cassa del cinema per prendere gli ultimi biglietti disponibili comparvero clamorosamente di fronte alla finestra della mia cameretta da cui mi ero affacciato, mi sentivo come un predestinato toccato dalla dea bendata, ma non mi rendevo ancora conto che anche la mia di vita sarebbe brutalmente cambiata d’ora in poi.
Per le strade il silenzio era più che tangibile, eppure le ante della finestra non le avevo aperte, classici timori riverenziali dovuti al senso della novità in termini assoluti; il cambiamento era in atto e nulla si poteva contrappore ad esso.
Trascorsero le ore e il paesaggio rimase bloccato come in fase di pausa, aspettava l’attimo ideale per forgiare la miglior prestazione di sé.
Il calare delle tenebre.
Notte si fece anche stavolta, cercai di distogliere lo sguardo per un attimo dalla postazione fissa dell’evento, sentivo un ronzio che girava per le vie della mia testa, un suono ammaliante mi diresse giù per le rampe della scala e così uscii fuori dal palazzo dedito a seguire quell’onda sonora per comprendere meglio di cosa si trattasse e darmi una spiegazione plausibile.
Gli stati d’animo in me si mescolavano creando un mix esplosivo di emozioni, era la situazione che avevo sempre desiderato, solo le proiezioni dei film catastrofici e di fantascienza si potevano accostare a tale simile scenario, ma come ben sappiamo la realtà può andare oltre ogni immaginazione.
Seguendo un preciso e meticoloso schema prestabilito rivolsi lo sguardo verso l’orizzonte in direzione sud-ovest oltre il muretto che accostava la ferrovia, tutto sembrava fermo e invece nel cielo era appena iniziato un big-ben dalle proporzioni galattiche; il nostro unico satellite la Luna era aumentata di volume in maniera spropositata, toccarla non era più un’utopia, attorno ad essa erano allineati perfettamente il resto dei pianeti del sistema solare, guarda caso mancava il perno principale ovvero il Sole, logicamente era sera e non poteva esserci, avrei dovuto attendere il mattino seguente per ammirarlo nelle sue nuove vesti.
Sogno o incubo? A cosa diamine stavo assistendo?
Vocabolo per definirlo non esisteva, era qualcosa di indescrivibile, la più grande apparizione che un individuo potesse ammirare con i propri occhi, era tutto vero e tornare indietro non fu possibile, il meccanismo era entrato in funzione e non si sarebbe mai fermato con questo semplice antipasto.
Il cielo appariva come lo si vedeva dagli astronauti, cosparso da una miriade di stelle e costellazioni dalle cromature cangianti, un paradiso universale si era manifestato in tutto il suo splendore; come ben si dice nei proverbi popolari “non è tutto oro quel che luccica”, difatti i giorni successivi a tale maestosa apparizione avrebbero segnato il giudizio della razza umana e il destino della sua sopravvivenza sul pianeta Terra.
I giorni a seguire non si discostarono molto dalle avvisaglie precedenti, il tempo era propizio affinché i mutamenti in atto proseguissero il loro corso naturale, nel bene o nel male il senso di accettazione degli eventi emerse nella collettività come le terre emerse dalle acque sottostanti, il panorama offerto dalla volta celeste si affievolì lentamente fino a far tornare la normale convivenza delle stelle al loro stato primordiale.
Il ritorno al passato illudeva le genti come fanno i maghi prestigiatori con il pubblico lasciato esterrefatto dalle sue gesta; tale magia aveva un nesso logico preciso e la soluzione ai problemi che affliggono il nostro “nuovo mondo” non si sarebbero disciolti e risolti così in un classico bicchier d’acqua.
Leonardo Mazzilli — Le mie paure.
Immagine di copertina: Igor Kuvi / Unsplash, fotografia illustrativa a carattere evocativo.
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