Seconda puntata di Le mie paure, il percorso narrativo in tre parti di Leonardo Mazzilli. Il testo, pubblicato integralmente come consegnato e approvato dall’autore, è un’opera letteraria e non una cronaca né un’analisi clinica.
La follia
Come ogni solita notte, dopo una lunga e faticosa giornata lavorativa, mi aggiravo per le strade viscide e tumultuose del centro storico per svagarmi dai pensieri prima del meritato riposo notturno.
Tutto sembrava procedere nella normalità, cosa a cui mi ero abituato con il passare del tempo; aveva smesso da poco di piovere e finalmente tolgo la funzionalità al tergicristalli della mia auto, un rumore che stava diventando alquanto fastidioso al mio udito ed era un primo sollievo ma anche l’ultimo inconsciamente; da lì a poco sarei tornato nella mia abitazione, pertanto decisi contrariamente di intrattenermi in giro ancora per qualche minuto anche se non avevo più riflessioni da elaborare nella mia mente ormai logora e usurata dalle vicissitudini di ogni santa giornata.
Feci allora un’inversione di marcia alquanto brusca e al contempo necessaria in quanto la stanchezza stava prendendo il sopravvento; mancava poco alla meta prefissata ma qualcosa di lugubre e oscuro si stava incuneando nel mio percorso fino a quel momento rumorosamente silenzioso.
Scorsi quasi in modo involontario dallo specchietto retrovisore una figura dall’aspetto umano molto robusta, per non dire decisamente obesa ma, tralasciando i particolari fisionomici di tale persona o chicchessia, aveva tutte le intenzioni di inseguirmi con finalità non di certo benevole nei miei confronti dato che la strada era percorsa solo dalla mia utilitaria in quei frangenti divenuti concitati ed esasperati; fatta mente locale riconobbi in quella figura una donna vista in precedenza di cui ebbi subito timore e grande sconcerto; voci di quartiere facevano intendere e presagire la particolare condizione instabile della sua psiche, per dirla in parole povere e comuni mi ero cacciato in un bel guaio; essere perseguitati da una pazza psicolabile non sapendo che cosa ne avrebbe fatto di te se ti avesse preso nelle sue perfide mani.
Pensandoci bene avevo un cospicuo vantaggio avendo un mezzo di trasporto mentre lei appiedata correndo ma per niente in affanno ed io intento ad accelerare sempre più verso direzione casa.
Non avevo bisogno di alcun aiuto né fisico tantomeno psicologico, sapevo invece di mentire a me stesso; l’ansia era salita ai livelli massimi di sopportazione e le forze oscure mi stavano raggiungendo, una cosa del tutto inspiegabile eppure era la realtà che dovevo affrontare e non c’era tempo per ripensamenti, bisognava agire al più presto o il male avrebbe preso il sopravvento e chissà quali conseguenze avrei dovuto subire. Incredibilmente ero più stanco io di spingere l’acceleratore che la donna di rincorrermi a tutto gas, si erano invertiti i ruoli in modo inspiegabile; tutto ciò era possibile o era frutto della mia insensata immaginazione?
Risposta al quesito non si poteva dare perché i pensieri e le riflessioni avrei dovuto farle in un secondo istante, ora dovevo combattere contro un mostro dalle notevoli capacità distruttive, correre questo rischio sarebbe stato troppo per la mia fragilità caratteriale, l’occasione ideale per tirar fuori tutto il mio orgoglio e le mie abilità era giunto e non potevo e dovevo tirarmi indietro per nessuna ragione al mondo.
Ad un tratto l’ambientazione dell’inseguimento era come mutato, i luoghi e le costruzioni erano a me sconosciute, mi sentivo alienato, spaesato non riuscendo più a riconoscere il mio habitat naturale, catapultato come in un’altra dimensione avrei dovuto mettermi nuovamente in gioco però stavolta ad armi pari senza alcun tipo di vantaggio o favoritismo; spacciato ma non arreso alle volontà altrui, reagire era l’unica arma salvifica prima di sprofondare nel buio più cupo e profondo.
Quale divinità avrei potuto interpellare per togliermi da una brutta e spiacevole situazione che tale si poteva ben definire a mio riguardo? Direi nessuna. Ero me stesso contro tutti e tutto.
Le strade si facevano sempre più anguste e strette, dovetti abbandonare la mia auto, l’ultima fortezza che mi avrebbe protetto dal male circostante, fui costretto ad una decisione così drastica, non avevo alternative ahimè.
La ferocia e la rabbia con cui la donna si avvicinava non faceva altro che incutere in me nuovi apporti di timore e inconsapevolezza delle mie capacità.
Sempre più impaurito, altrettanto consumato dalla stanchezza mi ritrovai di fronte ad un’immensa villa circondata da numerose specie vegetali; avevo il paradiso dinanzi ai miei occhi e alle spalle l’inferno ad aspettare ogni mio passo falso, trovarsi nel mezzo è sempre rischioso, un bivio da cui non si poteva prescindere.
Mi incamminai verso il lungo viale che attraversava l’intero parco naturale, lo spettacolo visivo era perlomeno assicurato anche se dietro di me l’oscurità serpeggiava portando la morte di tutte le piante rigogliose fino ad allora di florida vegetazione.
Il sentiero sembrava non finir mai così come le peripezie che si stavano accanendo su di me.
La donna “matta” imperturbabile nel suo intento di eliminarmi improvvisamente svanì nel nulla e con essa tutto il contesto che si era venuto a creare.
Per caso mi ero finalmente svegliato da un brutto incubo o era la giusta continuazione del viaggio all’interno della mia mente martoriata?
Non ebbi la percezione di risposta a questo dilemma che continuava ad affliggermi.
Passò circa qualche ora credo prima di rendermi conto che la situazione era tornata alla sua naturale normalità, e che cosa era la normalità delle cose?
Un senso di totale appagatezza e tranquillità dovuta, o la conseguenza involontaria del superamento di un percorso irto di ostacoli e trabocchetti di cui ognuno di noi deve esserne a conoscenza nel corso della vita?
La fatidica risposta mi sarebbe arrivata in un istante divenuto infinito.
Le nubi lentamente lasciarono il posto ad un pallido sole, la rugiada si posava sulle candide foglie degli arbusti e il calore iniziava a diffondersi per le strade, le onde sublimi del vento accarezzavano le pareti delle case; l’alba restituiva il posto al giorno mattutino e io potei ritornare alle mie abitudini quotidiane.
Il giusto meritato riposo dopo una lunga ed estenuante notte di cattivi pensieri ed inquietanti paure; la mia “follia” era finalmente andata a dormire.
Leonardo Mazzilli — Le mie paure.
Immagine di copertina: Igor Kuvi / Unsplash, fotografia illustrativa a carattere evocativo.
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