Lunedì Global BK · 26 ottobre 2026 · Letture dagli scritti di BK Pari

Che cosa cambia quando impariamo a guardare qualcuno senza ridurlo alla prima impressione? È una domanda che nasce oggi dalla lettura di Dhristi, uno scritto di Brahma Kumari Pari (BK Pari) pubblicato l’8 dicembre 2011. L’autrice vi descrive, nel linguaggio della meditazione Brahma Kumaris, una forma di sguardo intenzionale: vedere nell’altro non soltanto la persona fisica, ma un’anima, e coltivare così attenzione e benevolenza.

È un testo differente da Power of Silence, già trattato nel nostro spazio lo scorso 19 ottobre. Qui il centro non è il silenzio come condizione interiore, bensì la relazione fra sguardo, attenzione e identità spirituale.

📚 Scritto originale verificato: BK Pari, «Dhristi», 8 dicembre 2011. Per i collegamenti con altri suoi scritti: indice degli articoli dell’autrice. Questa è una lettura critica e originale in italiano, non una traduzione integrale dell’opera.

Il termine: dhristi, drishti, sguardo

Pari intitola il suo scritto Dhristi. Nell’articolo richiama anche la grafia drishti e ricorda che il termine sanscrito può rimandare alla visione, al punto di vista e alla saggezza. L’uso che ne descrive è specifico della sua esperienza Brahma Kumaris: uno sguardo orientato non soltanto agli occhi o ai tratti fisici della persona, ma a ciò che la tradizione considera la sua identità spirituale.

Il punto di partenza è semplice da riconoscere anche senza condividere tutte le sue premesse religiose: guardare non equivale sempre a vedere. Possiamo fissare qualcuno e non ascoltarlo davvero; possiamo riconoscere un volto e portare già con noi un giudizio. Per la meditazione, orientare intenzionalmente l’attenzione può diventare un esercizio di consapevolezza.

Il punto sulla fronte e il linguaggio dell’anima

Il testo di Pari colloca simbolicamente la sede dell’anima al centro della fronte, in corrispondenza del punto in cui, in alcune pratiche hindu, viene applicato il tilak. Lo collega inoltre al cosiddetto terzo occhio. L’autrice interpreta questi riferimenti attraverso la dottrina Brahma Kumaris della coscienza dell’anima (soul-consciousness).

Queste sono affermazioni e rappresentazioni della tradizione spirituale descritta da Pari, non nozioni anatomiche comprovate. La fronte non va presentata come una sede fisica dell’anima identificata dalla scienza, né il riferimento al terzo occhio come un organo aggiuntivo. La ricchezza del simbolo non dipende dal confonderlo con un dato biologico.

La dimensione relazionale del drishti

Nel racconto di Pari, chi medita può dirigere lo sguardo verso la fronte dell’altro, immaginando di rivolgersi all’anima e di trasmettere benevolenza attraverso ciò che lei descrive come vibrazioni divine. Secondo la sua fede, questo aiuta a mantenere un’esperienza di coscienza spirituale e a coltivare pace.

La nozione di «vibrazioni divine» appartiene al suo vocabolario religioso e soggettivo. Non abbiamo una verifica scientifica di una trasmissione misurabile in questi termini. Il nucleo editoriale che possiamo esplorare senza trasformare la fede in fisica è la qualità dell’intenzione: con quale atteggiamento guardiamo qualcuno? Lo stiamo accogliendo, interrogando, giudicando, oppure gli stiamo lasciando la possibilità di sorprenderci?

Quando l’attenzione si distrae

Pari osserva anche che uno sguardo vagante può rendere più difficile concentrarsi durante la meditazione. Per questo, nella pratica che descrive, il punto di attenzione serve a sostenere il raccoglimento. Non è una prescrizione universale valida per ogni forma di meditazione, ma una tecnica interna a uno specifico percorso.

Il particolare è interessante perché sposta il discorso dalla teoria al gesto. La meditazione non è soltanto un insieme di idee: coinvolge postura, occhi, respiro, ascolto e il modo in cui riportiamo la mente a ciò che stiamo facendo. Chi preferisce una pratica con gli occhi aperti può trovare utile un riferimento visivo non invasivo; chi pratica altre tradizioni seguirà metodi diversi.

Guardare senza possedere: una lettura di Nadidja

Lo scritto di Pari ci suggerisce una domanda più ampia, che appartiene alla riflessione della nostra redazione e non è una frase dell’autrice: posso vedere qualcuno senza volerlo subito interpretare? Nelle discussioni quotidiane, un’etichetta precede spesso la persona. Il collega diventa «quello che si lamenta»; un vicino «quello che non ascolta»; chi ama una tradizione diversa «quello che sbaglia».

Praticare uno sguardo rispettoso non significa rinunciare al discernimento. I comportamenti dannosi vanno riconosciuti, e un confine chiaro può essere una forma di cura. Significa, piuttosto, distinguere l’azione da un verdetto definitivo sull’intera esistenza di qualcuno.

Dialogo fra tradizioni: affinità senza confusione

Il progetto Global BK — Dialoghi spirituali dall’Italia nasce dal desiderio di ascoltare percorsi diversi senza cancellarne le differenze. La soul-consciousness di Pari appartiene al linguaggio del Raja Yoga Brahma Kumaris; non coincide automaticamente con tutte le concezioni dell’anima presenti nel Vedānta, nella bhakti vaiṣṇava o nella riflessione cristiana. Alcune parole possono somigliarsi, ma i loro significati teologici e le loro pratiche non sono per forza gli stessi.

Anche la scelta indipendente di studio e diffusione sostenuta da BK Pari non equivale a un mandato dell’organizzazione Brahma Kumaris. In questa pagina la presentiamo come autrice spirituale indipendente, non come portavoce istituzionale o come maestra degli incontri domenicali tenuti da Sorella Fulvia.

Una pratica quotidiana ispirata al tema

Prima di una conversazione impegnativa, possiamo provare a osservare per qualche istante le nostre aspettative. Quale giudizio sto dando per scontato? Quale domanda potrei fare invece di anticipare la risposta? Se la situazione lo permette, possiamo offrire attenzione senza fissare insistentemente il volto altrui e senza forzare alcun contatto visivo: non tutti lo vivono allo stesso modo.

Si tratta di un esercizio editoriale libero ispirato al tema della visione rispettosa, non della riproduzione della tecnica religiosa dettagliata da Pari. E soprattutto non pretende di ottenere effetti soprannaturali: il suo obiettivo pratico è ricordarci che spesso il modo in cui guardiamo predispone il modo in cui ascoltiamo.

Il pensiero da portare con sé

Forse lo sguardo più difficile da educare è quello che rivolgiamo a chi crediamo di conoscere già. Con il tempo, le persone cambiano e anche noi cambiamo, mentre le nostre definizioni possono restare ferme. L’invito di oggi è concedere alla realtà una seconda osservazione, meno rapida e più attenta.

La riflessione su Dhristi lascia così due livelli distinti ma comunicanti: da un lato l’esperienza religiosa di Pari, che orienta lo sguardo alla coscienza dell’anima; dall’altro la nostra domanda laica e relazionale: che cosa diventa possibile quando guardiamo gli altri senza esaurirli in un’etichetta?

Fonti, attribuzioni e trasparenza

Fonte primaria: BK Pari, Dhristi, pubblicato l’8 dicembre 2011, e indice originale dei suoi articoli. L’articolo odierno ne propone un commento originale, non ne riproduce né traduce integralmente il testo. Le parti in cui si parla di aspetti metafisici riportano le convinzioni dell’autrice e non certificano fenomeni scientifici.

Crediti immagine: fotografia illustrativa di Tuan Nguyen / Unsplash. Non è un ritratto di BK Pari e non documenta una pratica rituale.

Nadidja
Global BK — Dialoghi spirituali dall’Italia · Redazione SoleLuna


Nota editoriale e di trasparenza: articolo di commento spirituale indipendente realizzato con supporto di strumenti digitali e di intelligenza artificiale, sottoposto a revisione redazionale. Non è una comunicazione ufficiale di BK Pari né dell’organizzazione Brahma Kumaris. Interpretazioni e pratiche appartengono ai rispettivi contesti religiosi; la redazione non presenta esperienze spirituali soggettive come fatti scientificamente verificati.

PASSAPAROLA · CASA SOLELUNA

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