Un racconto di Giuseppe Tocchetti.

Fotografia d’epoca in bianco e nero: due bambini guardano sorridenti un venditore di ghiaccio accanto al suo carretto carico di grandi blocchi
La fotografia d’epoca da cui nasce il racconto (immagine inviata dall’autore).

Osservando questa antica fotografia, ritorno bambino.

Rivedo le strade assolate del paese, il rumore delle ruote di legno sul selciato e quel carro carico di enormi blocchi di ghiaccio trasparente che scintillavano come diamanti sotto il sole d’estate. Noi bambini lo aspettavamo con impazienza, affascinati da quel cristallino splendore che sembrava arrivare da un mondo incantato.

Il rivenditore conosceva bene i nostri occhi pieni di meraviglia. Ogni tanto staccava un piccolo frammento e ce lo regalava. Lo prendevamo tra le dita, sentendone il freddo pungente, e subito lo portavamo alla bocca. Era un dono minuscolo, eppure prezioso come un tesoro.

Per conservare il ghiaccio più a lungo, i blocchi venivano coperti da pesanti sacchi di juta. Sollevandoli si scopriva quel regno luccicante da cui stillavano gocce d’acqua limpida. A noi sembrava una magia.

Spesso i nostri genitori ci affidavano una missione importante: comprare un pezzo di ghiaccio e portarlo a casa prima che il caldo lo consumasse. Allora partivamo di corsa, fieri del compito ricevuto. Arrivati in cucina, spezzettavamo il ghiaccio con attenzione e lo lasciavamo tintinnare dentro la brocca dell’acqua fresca. Era un suono meraviglioso.

La brocca passava di mano in mano attorno al tavolo di grezzo legno. E poi c’era il nonno, che sorrideva chiedendo qualche pezzetto anche per il suo bicchiere di vino rosso. Non troppo grande, però, perché il vino doveva restare vino e conservare tutto il suo sapore.

E così, senza saperlo, vivevamo momenti di autentica ricchezza. Non c’erano grandi divertimenti, non c’erano schermi luminosi o oggetti straordinari. Bastava il fresco di una brocca condivisa, una risata, una parola affettuosa e il tintinnio di qualche cubetto di ghiaccio per portare serenità intorno alla tavola.

Ripensandoci oggi, mi accorgo che non era il ghiaccio a renderci felici.

Era la gioia di stare insieme.

Era il sentirci parte della stessa storia, raccolti attorno agli stessi gesti, ai medesimi sorrisi, alla stessa semplice meraviglia.

E forse la felicità, quella vera, assomiglia proprio a un pezzetto di ghiaccio nelle mani di un bambino: dura poco, si scioglie in fretta, ma lascia nel cuore una freschezza che non se ne va più.

Giuseppe Tocchetti