14 ottobre 2026 — Ambiente e biodiversità
Al crepuscolo si vede soltanto una sagoma rapida, che cambia direzione prima ancora che l’occhio riesca a seguirla. Non è un uccello in ritardo: potrebbe essere un pipistrello, uno dei mammiferi che condividono con noi tetti, alberi, parchi e giardini. A ottobre, quando le giornate si accorciano, l’incontro con questi animali ricorda una cosa semplice: la città non finisce dove termina il nostro orario di veglia.
I pipistrelli sono spesso protagonisti di racconti paurosi, ma la loro vita reale ha ben poco di mostruoso. Molte specie europee si nutrono di insetti, utilizzano l’ecolocalizzazione per orientarsi e cercano rifugi diversi secondo la stagione. Proteggerli non significa trasformare ogni soffitta in un santuario; significa conoscere prima di intervenire, soprattutto quando iniziano i preparativi per i mesi più freddi.
Non sono uccelli, non sono roditori
I chirotteri sono mammiferi capaci di volo attivo. Le ali sono membrane sostenute da dita molto allungate: una struttura ben diversa dalle piume degli uccelli. Il mito secondo cui sarebbero «topi con le ali» confonde animali distinti. In Italia vivono numerose specie di pipistrelli, con dimensioni, habitat e abitudini differenti; non sarebbe corretto parlare di un’unica maniera di vivere la notte.
Il Centro Regionale Chirotteri ricorda il loro ruolo ecologico come predatori notturni di insetti. È una funzione concreta negli ecosistemi, che non va però tradotta nell’esagerazione secondo cui un solo pipistrello risolverebbe automaticamente qualsiasi problema di zanzare.
L’autunno è una stagione di passaggio, non un interruttore
Con il mutare delle temperature e della disponibilità di cibo, molte specie devono conservare energie e individuare luoghi adatti alla stagione fredda. L’ibernazione è uno stato di forte riduzione dell’attività metabolica, non un sonno qualunque. I rifugi possono trovarsi in cavità sotterranee, alberi o parti di edifici, secondo la specie e le condizioni locali.
Il Bat Conservation Trust spiega perché il disturbo durante l’ibernazione può essere grave: il risveglio consuma riserve energetiche preziose. Questo non significa che tutti i pipistrelli, ovunque, entrino in letargo nello stesso giorno di ottobre. Significa che, quando si trova un rifugio, l’improvvisazione è una cattiva consigliera.
Una tegola, una fessura, un albero vecchio: il problema è spesso il rifugio
Non tutti gli animali hanno bisogno di grandi aree selvagge lontano dalle case. Per alcune specie una cavità in un albero, uno spazio dietro un rivestimento o una fessura dell’edificio possono diventare luoghi di riposo. Per questo lavori ordinari, come chiudere passaggi o modificare un tetto, richiedono attenzione quando vi siano segnali della presenza di una colonia.
La Città Metropolitana di Torino riepiloga la tutela rigorosa riconosciuta ai chirotteri dalla normativa nazionale ed europea: non è consentito distruggere o danneggiare i loro siti di rifugio. Se in un immobile si sospetta la presenza di pipistrelli, la strada corretta è consultare tecnici o strutture competenti prima di chiudere accessi o avviare interventi invasivi.
Se ne trovi uno in difficoltà, non fare l’eroe
La tentazione di prenderlo con le mani per «salvarlo» può mettere a rischio sia l’animale sia la persona. Non maneggiarlo a mani nude, allontana bambini e animali domestici e chiedi indicazioni a un centro di recupero fauna selvatica o a personale qualificato. Se c’è stato un contatto diretto, è prudente rivolgersi anche ai servizi sanitari competenti per una valutazione.
ISPRA ha pubblicato le Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, manuale 210/2025 aggiornato nel maggio 2026. È un riferimento tecnico per gli operatori specializzati, non un invito a tentare cure domestiche. L’organizzazione di volontariato Pronto Soccorso Pipistrelli – Bat World Italy mette inoltre a disposizione informazioni per segnalare gli esemplari in difficoltà.
Tre attenzioni che cambiano davvero le cose
Prima attenzione: guardare senza disturbare. Un’osservazione al crepuscolo, da distanza rispettosa, può suscitare curiosità senza illuminare direttamente un rifugio o inseguire l’animale. Evita flash, rumori e accessi a cavità occupate.
Seconda attenzione: conservare gli spazi utili. Un albero maturo con cavità naturali o un rifugio noto non sono dettagli da eliminare automaticamente per avere un giardino più ordinato. Eventuali interventi vanno valutati con esperti della fauna e della sicurezza degli alberi: protezione della biodiversità e sicurezza delle persone devono procedere insieme.
Terza attenzione: scegliere prima di installare. Le cassette-rifugio, spesso chiamate bat box, possono essere utili in certi contesti, ma non sostituiscono i rifugi naturali e non sono una soluzione universale. Il loro posizionamento richiede indicazioni appropriate alla specie e al luogo; non basta appenderne una per dichiarare «salvata» una colonia.
La paura diminuisce quando arriva la conoscenza
In fondo, il problema dei pipistrelli racconta anche qualcosa di noi. Siamo abituati a difendere ciò che riconosciamo come bello: un albero fiorito, un pettirosso sulla ringhiera, un gatto che si stiracchia al sole. Facciamo più fatica con ciò che compare per un istante, a un’ora in cui siamo già dentro casa.
La biodiversità, però, non ha l’obbligo di essere fotogenica. A volte si manifesta come un’ombra sopra un giardino. In autunno, prima di sigillare una fessura o chiamare qualcuno per «eliminare un problema», può bastare una domanda diversa: chi abita qui, e come possiamo evitare di danneggiarlo?
Testo a cura di Renzo Samaritani Schneider e Massimiliano Deliso. Immagine di repertorio illustrativa: Unsplash, fotografia di Dhruv Maniyar; non rappresenta necessariamente una specie italiana.
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