Trani, le dimissioni di Marco Galiano: cosa è successo, cosa c’entra la scuola e cosa può accadere adesso
Dal dimensionamento scolastico alle tensioni interne alla maggioranza, fino ai venti giorni previsti dalla legge. Proviamo a mettere ordine, distinguendo i fatti dalle interpretazioni.
di Renzo Samaritani Schneider
Venerdì 25 settembre 2026 Trani si è ritrovata improvvisamente davanti a una crisi politica che, soltanto qualche giorno fa, sarebbe sembrata difficilmente immaginabile: Marco Galiano ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di sindaco, a poco più di tre mesi dalla sua elezione.
Galiano era stato eletto nel giugno scorso al ballottaggio, alla guida di una coalizione di centrosinistra. La notizia delle dimissioni è stata riportata nel pomeriggio da diverse testate locali e regionali, che hanno collegato la crisi alle tensioni interne alla maggioranza, emerse in modo evidente attorno al tema del dimensionamento scolastico.
Per capire ciò che sta accadendo, però, bisogna evitare letture troppo semplici. Non basta dire: “il sindaco si è dimesso per il dimensionamento scolastico”. Il dimensionamento è certamente il terreno sul quale la crisi è esplosa pubblicamente, ma il quadro appare più ampio e più politico.
Il caso delle scuole: che cosa significa davvero “dimensionamento”
Partiamo dalla questione che ha occupato il dibattito cittadino nelle ultime settimane.
Il cosiddetto dimensionamento scolastico non significa necessariamente chiudere una scuola o spostare fisicamente bambini e ragazzi da un edificio all’altro. Significa soprattutto riorganizzare la rete delle autonomie scolastiche: stabilire quali plessi appartengano allo stesso istituto, quali scuole abbiano una propria dirigenza e come infanzia, primaria e secondaria di primo grado vengano aggregate negli istituti comprensivi.
La materia discende da una riforma nazionale collegata anche al PNRR. La legislazione statale stabilisce i criteri generali e il numero complessivo delle autonomie scolastiche; sono però le Regioni a provvedere concretamente al dimensionamento della rete scolastica, all’interno di quei parametri.
Questo particolare è importante perché consente di chiarire un equivoco emerso spesso nel dibattito: non esiste una legge dello Stato che ordini specificamente al Comune di Trani di staccare la scuola Giustina Rocca da un istituto e unirla alla De Amicis.
Esiste invece un quadro normativo nazionale e regionale entro il quale la rete scolastica deve essere organizzata; la soluzione concreta da adottare sul territorio è materia di programmazione amministrativa.
Ed è proprio sulla soluzione concreta che a Trani è nato il conflitto.
La proposta Rocca-De Amicis
L’ipotesi sulla quale si stava lavorando prevedeva lo scorporo del plesso di scuola secondaria di primo grado Giustina Rocca dall’attuale Istituto comprensivo Rocca-Bovio-Palumbo-D’Annunzio e il suo accorpamento al primo Circolo didattico De Amicis, con la costituzione di un nuovo istituto comprensivo.
Contro questa ipotesi si sono mobilitate numerose famiglie, che hanno espresso forte contrarietà allo scorporo, sostenendo la necessità di non alterare un equilibrio organizzativo costruito da poco.
Le obiezioni non sono state soltanto emotive. Secondo alcuni rilievi sindacali e scolastici, l’accorpamento fra De Amicis e Rocca rischierebbe di produrre un istituto troppo grande rispetto ai parametri regionali, mentre altri soggetti coinvolti hanno contestato questi conteggi, sottolineando invece la necessità di una riorganizzazione più razionale e meglio distribuita sul territorio.
È dunque importante dirlo con chiarezza: non siamo davanti a chi vuole rispettare una legge e chi vuole violarla.
Siamo davanti a soggetti diversi che, all’interno dello stesso quadro normativo, propongono o contestano modalità, numeri, tempi e conseguenze differenti della riorganizzazione.
Quando il problema scolastico diventa problema politico
Il passaggio decisivo arriva nelle ore precedenti alle dimissioni.
Dopo il rinvio della riunione di Giunta che avrebbe dovuto affrontare la questione, Galiano ha lasciato intendere pubblicamente che l’impasse non derivasse più soltanto dal confronto con le famiglie o dagli aspetti tecnici, ma soprattutto dalle difficoltà interne alla propria maggioranza.
Uno dei punti di attrito riguardava i tempi: procedere con la riorganizzazione per il 2027/2028 oppure rinviare l’operazione di un anno.
Nel frattempo anche il centrodestra aveva chiesto che la questione venisse discussa apertamente dal Consiglio comunale, e infatti era già stata convocata una seduta per il 1° ottobre proprio sul dimensionamento della rete scolastica e sulla ricerca di una proposta condivisa per la città.
Poi, nel pomeriggio del 25 settembre, le dimissioni.
Ma è davvero soltanto una questione di scuole?
Probabilmente no.
Le ricostruzioni giornalistiche emerse nelle ultime ore fanno pensare che la questione del dimensionamento sia stata il detonatore visibile di una crisi politica più ampia, dentro la quale peserebbero anche altre tensioni interne alla maggioranza e difficoltà nel trovare sintesi su diversi dossier amministrativi.
Questo non riduce l’importanza della vicenda scolastica, ma aiuta a comprenderla meglio: il punto non sembra essere stato soltanto il merito tecnico di una scelta, quanto la capacità politica dell’amministrazione di reggere e decidere in modo unitario.
E adesso? I famosi venti giorni
Le dimissioni di un sindaco non diventano immediatamente definitive.
La legge prevede che esse diventino efficaci e irrevocabili trascorsi venti giorni dalla presentazione. Questo significa che Marco Galiano dispone di una finestra temporale entro la quale può eventualmente ritirarle.
Se le dimissioni sono state formalmente presentate il 25 settembre, la scadenza del termine cadrebbe intorno al 15 ottobre 2026.
Fino ad allora la crisi politica può ancora conoscere sviluppi diversi.
Ed è bene chiarire un altro punto sul quale in queste ore può nascere facilmente confusione: se le dimissioni diventassero definitive, il Consiglio comunale non eleggerebbe un nuovo sindaco.
Nei Comuni il sindaco è eletto direttamente dai cittadini. Se le dimissioni diventano efficaci, si procede allo scioglimento del Consiglio comunale e alla nomina di un commissario.
Non diventerebbe dunque automaticamente sindaco né il vicesindaco, né il presidente del Consiglio comunale, né un’altra figura scelta dall’attuale maggioranza.
Un eventuale nuovo sindaco dovrebbe essere scelto dai cittadini, attraverso nuove elezioni comunali.
Quando si tornerebbe a votare?
Se le dimissioni diventassero definitive nell’ottobre 2026, Trani verrebbe con ogni probabilità amministrata da un commissario fino al successivo turno utile di elezioni amministrative.
Secondo la disciplina ordinaria oggi vigente, ciò farebbe pensare a un ritorno alle urne nella primavera del 2027, salvo eventuali sviluppi normativi o istituzionali diversi.
Questo significa che la città si troverebbe di fronte non a una semplice sostituzione interna al Palazzo, ma alla fine anticipata dell’intera esperienza amministrativa iniziata soltanto pochi mesi fa.
Venti giorni che appartengono alla politica, ma soprattutto alla città
In queste ore non è utile trasformare una vicenda tanto delicata in una gara per stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto.
Le famiglie che chiedono garanzie per la scuola dei propri figli meritano ascolto.
I dirigenti scolastici e i rappresentanti del mondo della scuola che sostengono posizioni differenti meritano ascolto.
Le forze politiche, tanto di maggioranza quanto di opposizione, hanno il diritto e il dovere di discutere e di assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie scelte.
E un sindaco ha altrettanto il diritto — e il dovere — di chiedersi se esistano ancora le condizioni politiche necessarie per amministrare una città.
I prossimi venti giorni serviranno anche a questo.
A Marco Galiano, da cittadino e da persona prima ancora che da autore di queste righe, sento semplicemente di rivolgere una stretta di mano.
Non una dichiarazione contro qualcuno, né un giudizio sulle ragioni degli uni e degli altri. Una stretta di mano in un momento evidentemente difficile, accompagnata dall’auspicio che questi venti giorni vengano utilizzati da tutte le parti per capire se esistano ancora le condizioni per restituire stabilità all’amministrazione e proseguire il mandato affidato dagli elettori soltanto pochi mesi fa.
Perché, al di là dei nomi, dei partiti e delle appartenenze, Trani oggi ha soprattutto bisogno di una politica capace di trovare sintesi, assumersi responsabilità e governare problemi che non possono essere rinviati all’infinito.
La scuola è certamente uno di questi.
Ma non è l’unico.
E forse questa crisi, per quanto seria, può almeno costringere tutti a ricordarselo.
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Renzo Samaritani Schneider
25 settembre 2026