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Biblioteche

Leggere a Sud: la Puglia nella fotografia (ancora incompleta) della lettura italiana

Illustrazione: libri e lettura in Puglia

di Carmelina Rotundo Auro

Ogni anno, quando l'Istat pubblica i suoi numeri sulla lettura, l'Italia si guarda allo specchio e scopre di essere, ancora una volta, un Paese a due velocità. Il report più recente, relativo al biennio 2024-2025, racconta che il 57,1% degli italiani sopra i sei anni ha letto almeno un libro nell'ultimo anno: circa 32 milioni di persone. Sembra un dato confortante, finché non lo si confronta con quello di dieci anni fa, quando i lettori erano il 59,4%. Il calo è lieve, ma continuo, e si inserisce in una geografia della lettura che conosciamo bene anche da queste parti.

Perché è proprio quando i numeri si spostano da nord a sud che la fotografia cambia volto. Nel Centro-Nord legge oltre il 60% della popolazione; nel Mezzogiorno ci si ferma al 47%. Tredici punti percentuali che non sono soltanto una statistica, ma raccontano biblioteche meno frequentate, librerie indipendenti che faticano a resistere, famiglie in cui il libro non è sempre stato un oggetto di casa. Trani, con la sua rete di piccole realtà culturali e i suoi lettori pazienti, si muove dentro questo scarto, cercando ogni anno di restringerlo di qualche passo.

Il divario non è solo geografico: è anche di genere e di età. Le donne leggono più degli uomini in ogni fascia anagrafica — 62,6% contro 51,2% — e la distanza si allarga proprio tra i 45 e i 54 anni, quando la vita professionale e familiare lascia meno spazio al tempo libero maschile dedicato alla pagina. Tra i più giovani, invece, arriva la notizia più incoraggiante dell'intero rapporto: i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni sono i lettori più assidui d'Italia, con il 78,9% che ha aperto almeno un libro nell'ultimo anno. È un dato che vale la pena sottolineare, perché smentisce il luogo comune dell'adolescente che non legge più: semmai, il crollo arriva più avanti, quando la scuola non accompagna più le scelte di lettura e la vita adulta assorbe il tempo libero. Dopo i settantacinque anni, i lettori tornano a essere una minoranza: il 37,5%.

C'è poi la distinzione, cara agli statistici ma rivelatrice per chiunque frequenti una libreria, tra "lettori forti" e "lettori deboli". Solo il 10% degli italiani legge tra i tredici e i trenta libri l'anno: sono loro a tenere in vita gran parte del mercato editoriale, gli affezionati delle presentazioni, i clienti abituali delle librerie di quartiere. Il 42,8%, la fetta più larga, si accontenta di uno o tre libri l'anno — spesso un regalo, un consiglio, una lettura estiva. È una fotografia che invita a non fermarsi ai titoli in classifica, ma a chiedersi come si possa accompagnare chi legge poco verso un'abitudine più costante, magari partendo dai luoghi che già frequenta: la scuola, la parrocchia, il circolo culturale, la biblioteca comunale.

Anche il rapporto con i formati resta sorprendentemente conservatore: la carta domina ancora con l'88,7% dei lettori, mentre l'ebook si ferma al 10,7% e l'audiolibro, nonostante la crescita del podcast e delle piattaforme audio, non supera il 2,5%. In un'epoca di schermi, il libro di carta resiste come oggetto fisico, quasi rituale: si presta, si sottolinea, si regala, si tramanda.

Le biblioteche, infine, restano un termometro prezioso ma ancora sottoutilizzato: solo il 14,9% degli italiani le ha frequentate nell'ultimo anno, una quota stabile da un decennio. Sono soprattutto i giovani sotto i 24 anni a varcarne la soglia, con il 30,9% di frequentazione: un segnale che, unito all'alta percentuale di lettori adolescenti, lascia intravedere un possibile futuro migliore, se si saprà accompagnare questa generazione oltre i banchi di scuola.

Restituire alla Puglia — e al Sud in generale — un ruolo da protagonista in questa geografia della lettura non è un'operazione impossibile. Passa da gesti quotidiani e concreti: un gruppo di lettura che si ritrova in una piazza, una libreria che resiste a colpi di eventi e presentazioni, un insegnante che consiglia il libro giusto al momento giusto. I numeri dell'Istat non sono un verdetto definitivo, ma un invito a continuare a scrivere, ogni giorno, una pagina diversa di questa storia.

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