• Quotidiano d'informazione della Costa Sveva

I due moschettieri: una fiaba di Giuseppe Tocchetti

Da più di due secoli D'Artagnan vagava tra le nuvole, in cerca di un novello spadaccino degno di ricevere i suoi segreti. Molti avevano sussurrato il suo nome leggendo le sue gesta, molti lo avevano invocato… ma nessuno aveva mai avuto le risorse del cuore per accogliere davvero i suoi insegnamenti.

Un mattino, mentre riposava sulla sua bianca nuvola, accanto al suo maestoso destriero, un suono inatteso lo raggiunse. Non era un grido, non era un ordine. Era un richiamo curioso, leggero, come una scintilla che attraversa il vento.

D'Artagnan spalancò gli occhi. «Questo sì che è interessante.»

Con un balzo elegante montò sul destriero, la nuvola si aprì come un sipario, e lui scese verso la amata terra, dove la pioggia recente aveva lasciato un odore di foglie bagnate e avventura.

Galoppa e galoppa, seguendo quel richiamo misterioso, finché giunse in una radura. Lì, voltando il suo ardito sguardo, vide Giovanni: un fanciullo di circa otto anni, con vesti da antico moschettiere dell'Accademia dei Bambini Spadaccini, e una spada immaginaria stretta nella mano.

Il bambino lo osservò senza paura, come si guarda un vecchio amico che finalmente arriva.

«Sei tu… il vero D'Artagnan?» chiese Giovanni.

Il moschettiere sorrise sotto i baffi. «Dipende. Sei tu… il vero moschettiere che mi ha chiamato?»

Giovanni fece un passo avanti, ma la voce gli tremò. La spada immaginaria sembrò pesante. Il cuore gli si strinse.

D'Artagnan allora tracciò un cerchio sulla terra con la punta della spada.

«Prima di imparare a duellare, devi imparare a vivere da moschettiere. La spada è solo l'ultimo dei tuoi strumenti.»

E gli consegnò una tavoletta di legno: il Decalogo dei Moschettieri dell'Accademia dei Bambini Spadaccini.

Decalogo del Piccolo Moschettiere

  1. Onore — L'onore è la tua luce.
  2. Lealtà — Sii fedele a chi ti cammina accanto.
  3. Coraggio — Avanza anche quando senti paura.
  4. Limiti — Conosci i tuoi confini per superarli.
  5. Libero pensare — Usa la tua testa, non quella degli altri.
  6. Servire i meno dotati — Il forte è chi aiuta, non chi domina.
  7. Gentilezza — Una parola gentile vale più di cento colpi.
  8. Disciplina — Cresci un gesto alla volta.
  9. Rispetto — Rispetta chi insegna, chi sfida, chi osserva.
  10. Maestria del duellare — La spada difende, non comanda.

Giovanni fissò il decalogo. Gli occhi gli si spalancarono, come due finestre nel vento. Era bellissimo… ma enorme. Sentì il cuore tremare.

Con voce flebile chiamò:

«Matteo… Matteo corri corri… c'è… c'è… Zartagnan…»

Il nome gli inciampò in bocca, come succede ai bambini quando l'emozione corre più veloce delle parole.

Dal sentiero arrivò Matteo, un po' più grande, con lo sguardo sveglio di chi ha già affrontato mille giochi.

«Giovanni, che succede?» Poi vide D'Artagnan. Si fermò. Trattenne il respiro.

«Oh… tu sei… lui.»

D'Artagnan annuì, con calma antica.

«Un moschettiere non è mai solo. Chi chiama un compagno, chi riconosce il proprio smarrimento, è già sulla strada dell'onore.»

Matteo posò una mano sulla spalla di Giovanni. «Se c'è da imparare, impariamo insieme.»

La mosca verde fece un piccolo cerchio attorno ai due bambini, come se volesse legare le loro paure in un nodo di coraggio.

«Allora siete in due» disse D'Artagnan. «E due moschettieri… valgono già una piccola compagnia.» Ora dovete superare tre prove per diventare moschettiere così come fui costretto a fare.

D'Artagnan tracciò un nuovo cerchio sulla terra. «Dentro questo cerchio c'è nascosto un segno di coraggio. Non è un oggetto prezioso: è qualcosa che si trova solo se si usa il cuore.»

Giovanni osservò la terra. Foglie, sassolini, muschio. Niente di speciale.

Matteo disse: «non vedo nulla.»

Giovanni invece rimase in silenzio. Poi, con un dito tremante, indicò una foglia minuscola, piegata dal vento in forma di piccola spada.

«È questa?» chiese.

D'Artagnan sorrise. «Non è la foglia. È il fatto che l'hai vista.»

La mosca verde fece un piccolo giro attorno al cerchio, come se volesse applaudire.

La prima prova era superata.

Pronti per la seconda?

I due all'unisono «Be sì proviamo» con voce tremante.

Ecco un ponte di tronchi attraversa un ruscello. Sembrava fragile, ma non lo era.

«Uno di voi lo attraverserà con gli occhi chiusi» disse D'Artagnan. «L'altro lo guiderà.»

Giovanni chiuse gli occhi. Matteo gli prese la mano.

«Un passo alla volta. Io sono qui.»

Il ponte scricchiolò. Il ruscello rideva sotto di loro. La mosca verde volava come una sentinella.

A metà del ponte Giovanni inciampò. Matteo lo afferrò subito.

«Ti ho detto che ci sono.»

Giovanni respirò. E riprese a camminare.

Arrivarono dall'altra parte.

«La fiducia è un ponte» disse D'Artagnan. «E voi lo avete attraversato insieme.»

La seconda prova era superata.

Pronti per l'ultima prova? Prontissimi

Orbene nella radura, D'Artagnan evocò piccole ombre buffe: una col naso lunghissimo, una con piedi enormi, una che nitriva come una papera.

Le ombre inciampavano, cadevano, si impigliavano nei rami. Giovanni trattenne un sorriso. Matteo si morse la guancia.

Poi una delle ombre fece un rumore così buffo che Giovanni scoppiò a ridere. Matteo lo seguì. Le ombre risero con loro: un riso fatto di vento, foglie e fruscii.

«Chi sa ridere delle proprie ombre» disse D'Artagnan, «non sarà mai schiavo della paura.»

La terza prova era superata.

Morale

Il coraggio nasce dal cuore, la forza dalla fiducia, la libertà dal sorriso. E nessun moschettiere cresce davvero… se non in compagnia.

Tocchetti