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Arte

Echi: Nido protettivo, il bassorilievo di Giuseppe Tocchetti tra Helga Schneider e Renzo Samaritani

Echi - Nido protettivo, bassorilievo di Giuseppe Tocchetti

Helga Schneider e Renzo Samaritani condividono la stessa eredità familiare segnata dall'Olocausto, ma la trasformano in due opere radicalmente diverse: Helga scrive dalla ferita diretta, come figlia abbandonata da una madre che fu guardiana nei lager; Renzo scrive dalla ferita riflessa, come figlio di una testimone che ha già narrato l'orrore. Il loro rapporto letterario è un dialogo tra memoria vissuta e memoria ereditata. È a partire da questo dialogo che nasce il bassorilievo che presentiamo oggi, opera dell'artista Giuseppe Tocchetti, accompagnata dalle sue stesse parole.

Due sguardi

Helga Schneider è testimone diretta dell'abbandono materno: scopre che la madre fu guardiana nei lager, e la sua scrittura nasce da un trauma personale che si intreccia con la storia. La Shoah è per lei una ferita biografica, non solo storica. Renzo Samaritani non ha vissuto l'abbandono né la scoperta in prima persona: eredita la memoria attraverso i libri della madre, e la sua posizione è quella del discendente del dopo, che riceve un trauma già narrato. La Shoah è per lui una ferita morale, non biografica. Helga scrive per liberarsi; Renzo scrive per assumersi una responsabilità.

Nido protettivo
Bassorilievo su balsa, 15×30×2 cm — Autore: Giuseppe Tocchetti

Il bassorilievo Nido protettivo presenta due giovani figure raccolte sotto un copricapo che si chiude come un guscio, trasformando l'indumento in una vera e propria architettura affettiva. La balsa, materiale fragile e luminoso, amplifica la dimensione intima dell'opera: la sua fibra tenera diventa metafora della vulnerabilità che accoglie, un tema centrale nella poetica dell'autore.

La composizione è centripeta: ogni linea converge verso il punto di contatto tra le mani e i volti, creando un nucleo emotivo che sembra pulsare di quiete e protezione. Il gesto delle figure non è narrativo, ma simbolico: il copricapo assume la forma di un nido, luogo di nascita e rifugio; la mano posata sul capo diventa segno di alleanza e cura reciproca; i volti accostati evocano una fusione identitaria che trascende la rappresentazione realistica.

Nido protettivo è una scultura che parla della protezione come gesto condiviso, della fragilità come forza, dell'intimità come luogo. Un microcosmo scolpito che custodisce la possibilità di rinascere.

Bassorilievo della Fusione — nelle parole di Giuseppe Tocchetti

Nel legno chiaro della balsa, due giovani figure si raccolgono sotto un mantello che scende come una benedizione. Non è solo un copricapo: è un cielo domestico, un rifugio, un luogo dove la memoria smette di ferire e comincia a guarire. Ho scolpito ciò che la loro storia non ha mai potuto offrire: la possibilità di una serenità riconquistata.

Il mantello che li avvolge non è solo protezione: è catarsi. È la materia che si fa perdono, la fibra che diventa alleanza. È il gesto che unisce ciò che nella vita reale è rimasto diviso. Sotto quel mantello, il dolore non scompare: si trasforma. Diventa quiete, diventa ascolto, diventa un respiro condiviso.

La balsa, fragile e luminosa, diventa la pelle di questa riconciliazione. Ogni fibra vibra come un eco che finalmente trova pace. La serenità non è un dono, ma una conquista: una serenità che nasce dal riconoscere la ferita e attraversarla insieme.

Il bassorilievo è una risposta d'amore a due vite segnate dall'Olocausto. È un'opera che non rappresenta la Shoah: rappresenta ciò che la Shoah ha negato. Protezione, fusione, serenità. Un piccolo mondo di legno dove la storia trova finalmente un luogo per riposare.

Un ringraziamento sincero a Giuseppe Tocchetti per aver voluto condividere con i lettori di Tranitalianews questo testo e questa opera, dedicati a Renzo e a sua madre Helga Schneider.