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Acqua, la sfida che arriva prima della sete: da Roma alla Puglia la resilienza idrica entra nel futuro quotidiano

Acqua, la sfida che arriva prima della sete: da Roma alla Puglia la resilienza idrica entra nel futuro quotidiano

di Renzo Samaritani Schneider e Massimiliano Deliso

L’acqua sembra una presenza scontata finché basta aprire un rubinetto. Ma dietro quel gesto quotidiano esiste una rete complessa di sorgenti, invasi, condotte, impianti, controlli, energia, manutenzione e scelte collettive. È proprio questa infrastruttura spesso invisibile a tornare al centro dell’attenzione oggi, 28 settembre, con l’apertura a Roma del Festival dell’Acqua 2026.

L’appuntamento, in programma fino al 30 settembre, arriva mentre in Europa la parola “resilienza” è entrata stabilmente nel vocabolario dell’acqua. Non significa soltanto reagire a una siccità quando l’emergenza è già arrivata. Significa costruire sistemi capaci di reggere meglio periodi secchi, precipitazioni estreme, consumi variabili, perdite di rete e cambiamenti climatici.

UNA RISORSA CHE NON COMINCIA DAL RUBINETTO

Ogni litro che utilizziamo ha una storia. Può provenire da una sorgente, da una falda o da un invaso; deve essere captato, controllato, eventualmente trattato e trasportato. Dopo l’uso, un’altra infrastruttura deve raccogliere le acque reflue, depurarle e restituirle all’ambiente oppure, quando le condizioni tecniche e normative lo consentono, renderle disponibili per nuovi impieghi.

Pensare all’acqua come a un ciclo, anziché come a una risorsa che appare e scompare dal rubinetto, cambia la prospettiva. La sicurezza idrica dipende tanto dalla disponibilità naturale quanto dalla qualità delle reti e dalla capacità di gestirle.

L’EUROPA PUNTA SULLA RESILIENZA

La strategia europea per la resilienza idrica mette insieme diversi obiettivi: ripristinare e proteggere il ciclo dell’acqua, migliorare l’efficienza, ridurre consumi e sprechi, affrontare le perdite delle reti, modernizzare le infrastrutture e utilizzare meglio dati e strumenti digitali.

Non esiste però una soluzione unica. Ridurre una perdita in una condotta urbana è diverso dal recuperare un ecosistema fluviale; riutilizzare acqua depurata in agricoltura richiede condizioni differenti rispetto al risparmio domestico; proteggere una falda dall’inquinamento significa intervenire prima che il problema arrivi all’impianto di potabilizzazione.

La resilienza nasce proprio dall’insieme di questi interventi.

LA PUGLIA CONOSCE BENE IL VALORE DELL’ACQUA

Nel Mezzogiorno, e in Puglia in particolare, il tema non è astratto. La disponibilità idrica è storicamente legata a un sistema che supera i confini regionali e richiede una gestione attenta delle risorse.

Le misure straordinarie adottate nel 2026 per fronteggiare il deficit idrico in Puglia restano in vigore fino al 29 ottobre. È un promemoria concreto: anche quando l’acqua continua ad arrivare nelle abitazioni, ciò non significa che la disponibilità a monte sia illimitata.

Questo non deve tradursi in allarmismo. Significa piuttosto comprendere che gli invasi, le precipitazioni e i consumi possono essere monitorati e che le decisioni devono essere adattate alle condizioni reali.

RIDURRE LE PERDITE È RISPARMIARE ACQUA PRIMA ANCORA DI CHIEDERLO AI CITTADINI

Quando si parla di risparmio idrico, il discorso finisce spesso immediatamente sui comportamenti individuali: chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti, fare docce più brevi, utilizzare gli elettrodomestici a pieno carico.

Sono comportamenti sensati, ma non possono sostituire gli interventi strutturali.

Una rete efficiente, monitorata e sottoposta a manutenzione permette di evitare che una parte dell’acqua immessa venga dispersa prima di raggiungere gli utenti. Sensori, sistemi di controllo delle pressioni e analisi dei dati possono aiutare a individuare anomalie e perdite con maggiore rapidità.

La tecnologia, anche qui, funziona quando serve a intervenire nel mondo reale.

IL RIUSO: LA STESSA ACQUA PUÒ AVERE PIÙ DI UNA VITA

Un altro tassello importante è il riutilizzo delle acque depurate. Non ogni utilizzo richiede necessariamente acqua potabile.

In determinate condizioni e nel rispetto dei requisiti sanitari e ambientali, l’acqua opportunamente trattata può essere impiegata, per esempio, in alcuni usi agricoli o non potabili. Questo permette di ridurre la pressione sulle risorse di maggiore qualità.

Il riuso non è però una scorciatoia: richiede impianti adeguati, controlli, regole chiare e attenzione alle caratteristiche specifiche dell’acqua e dell’impiego previsto.

CITTÀ PIÙ PRONTE A TRATTENERE L’ACQUA

Resilienza significa anche ripensare gli spazi urbani. Una città completamente impermeabilizzata espelle rapidamente l’acqua piovana; superfici permeabili, suoli, alberi e infrastrutture verdi possono invece contribuire, dove progettati correttamente, a rallentare il deflusso e favorire l’assorbimento.

È un tema che unisce siccità e precipitazioni intense, due fenomeni che sembrano opposti ma possono convivere nello stesso territorio.

Avere poca acqua per lunghi periodi non significa infatti essere automaticamente preparati a gestirne molta in poche ore.

LA RESPONSABILITÀ È CONDIVISA, MA NON È TUTTA UGUALE

Il cittadino può evitare sprechi e utilizzare l’acqua con maggiore attenzione. Agricoltura e industria possono migliorare processi e tecnologie. I gestori devono intervenire sulle reti. Le amministrazioni devono programmare, controllare e investire. La ricerca deve fornire strumenti migliori per capire ciò che sta accadendo.

Dire che “tutti dobbiamo fare la nostra parte” è corretto soltanto se non diventa un modo per confondere responsabilità molto diverse.

Una doccia più breve non ripara una condotta. Una condotta nuova non autorizza a sprecare acqua. Servono entrambe le cose: infrastrutture migliori e comportamenti consapevoli.

PRIMA DELLA PROSSIMA EMERGENZA

Forse il messaggio più utile degli appuntamenti dedicati all’acqua è proprio questo: occuparsene quando manca è già tardi.

La resilienza si costruisce quando il rubinetto funziona, quando gli invasi vengono monitorati, quando le reti vengono manutenute, quando la depurazione migliora e quando una comunità impara a considerare l’acqua non una risorsa infinita, ma un bene essenziale da amministrare.

Perché la vera sicurezza idrica non consiste soltanto nell’avere acqua oggi. Consiste nel creare le condizioni perché ce ne sia, in quantità e qualità adeguate, anche domani.

Renzo Samaritani Schneider e Massimiliano Deliso

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