28 settembre, il diritto di sapere nell’era digitale: accesso alle informazioni contro il disordine informativo
di Nadidja
Oggi, 28 settembre, si celebra la Giornata internazionale per l’accesso universale all’informazione, un appuntamento che nell’era delle piattaforme digitali e dell’intelligenza artificiale assume un significato ancora più concreto: poter accedere alle informazioni non significa soltanto ricevere una quantità crescente di contenuti, ma poter individuare dati affidabili, conoscere le fonti e verificare ciò che riguarda la vita pubblica.
Per il 2026 il tema scelto a livello internazionale è “Upholding Information Integrity in the Digital Age: The role of access to information in addressing information disorder”, dedicato quindi al rapporto fra accesso all’informazione, integrità informativa e contrasto al disordine informativo.
La conferenza globale collegata alla ricorrenza si svolge quest’anno in Sierra Leone dal 28 al 30 settembre, portando al centro del confronto una domanda che riguarda ormai ogni Paese: come garantire il diritto di sapere in un ambiente digitale nel quale informazioni corrette, errori, manipolazioni e contenuti generati automaticamente possono circolare fianco a fianco?
IL DIRITTO DI SAPERE NON È IL DIRITTO DI RICEVERE QUALSIASI COSA
Internet ha reso disponibili quantità di informazioni che soltanto pochi decenni fa sarebbero state impensabili. Questa abbondanza, però, non coincide automaticamente con una migliore informazione.
Quando una notizia viene condivisa migliaia di volte può apparire credibile semplicemente perché è molto visibile. Quando un’immagine sembra fotografica possiamo dimenticare che potrebbe essere stata generata artificialmente. E quando un testo è scritto in modo sicuro e convincente possiamo essere tentati di considerarlo corretto anche senza sapere da dove provengano i dati.
Per questo l’accesso all’informazione deve essere accompagnato dalla possibilità di risalire alle fonti.
TRASPARENZA: I DOCUMENTI PUBBLICI COME ANTIDOTO ALLA CONFUSIONE
Una parte essenziale del diritto all’informazione riguarda le amministrazioni pubbliche.
Bilanci, atti, dati, decisioni, procedure e documenti amministrativi possono apparire materia per specialisti, ma costituiscono la base concreta sulla quale cittadine, cittadini, giornalisti, associazioni e studiosi possono controllare ciò che accade.
In Italia l’accesso civico generalizzato, previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo 33/2013 e ampliato dalla riforma del 2016, consente di richiedere dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni ulteriori rispetto a quelli soggetti a pubblicazione obbligatoria, nel rispetto dei limiti stabiliti dalla legge.
È un principio semplice ma potente: una democrazia informata non dipende soltanto da ciò che un’amministrazione decide spontaneamente di raccontare.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CAMBIA LE REGOLE DEL GIOCO
L’intelligenza artificiale generativa aggiunge un nuovo livello al problema.
Oggi è possibile produrre in pochi secondi testi, immagini, audio e video estremamente realistici. Questi strumenti possono essere utilissimi per studiare, comunicare e rendere comprensibili informazioni complesse, ma possono anche creare errori credibili o contenuti deliberatamente ingannevoli.
La risposta non può essere diffidare automaticamente di tutto ciò che incontriamo. Una società nella quale nessuno crede più a nulla sarebbe vulnerabile quanto una società che crede a tutto.
Serve invece imparare a chiedere: chi lo afferma? Qual è la fonte originaria? La data è corretta? Esiste un documento ufficiale? Altre fonti indipendenti confermano la stessa informazione?
INFORMAZIONE ACCESSIBILE SIGNIFICA ANCHE INFORMAZIONE COMPRENSIBILE
Pubblicare un documento non basta sempre a renderlo realmente accessibile.
Un file nascosto in una sezione difficile da trovare, una tabella priva di spiegazioni, un linguaggio amministrativo incomprensibile o un sito inutilizzabile da una persona con disabilità possono trasformare formalmente un’informazione pubblica in qualcosa che, nella pratica, rimane fuori portata.
Accessibilità significa dunque anche chiarezza, formati utilizzabili, strumenti di ricerca efficaci e attenzione alle diverse esigenze delle persone.
BIBLIOTECHE, ARCHIVI E PROFESSIONISTI DELL’INFORMAZIONE
Nel dibattito digitale rischiamo talvolta di dimenticare infrastrutture che esistono da molto prima dei social network.
Biblioteche e archivi non sono soltanto luoghi in cui vengono conservati libri e documenti. Sono anche spazi nei quali le informazioni vengono ordinate, descritte, contestualizzate e rese rintracciabili.
Il lavoro di bibliotecari, archivisti, giornalisti, ricercatori e professionisti della documentazione diventa ancora più prezioso quando la quantità di contenuti disponibili cresce più rapidamente della nostra capacità di valutarli.
PICCOLE ABITUDINI PER UN’INFORMAZIONE MIGLIORE
Non occorre diventare investigatori digitali per migliorare il proprio rapporto con le notizie.
Prima di condividere un contenuto possiamo aprire il link anziché fermarci al titolo. Possiamo controllare la data, cercare la fonte primaria e verificare se una fotografia appartenga davvero all’evento di cui si sta parlando. Quando un’informazione riguarda salute, sicurezza, leggi, servizi pubblici o scadenze, possiamo confrontarla con una fonte istituzionale aggiornata.
E possiamo accettare una cosa molto semplice: a volte la risposta corretta è “non lo so ancora”.
IL DIRITTO DI SAPERE È ANCHE IL DIRITTO DI VERIFICARE
La Giornata internazionale per l’accesso universale all’informazione ci ricorda allora che trasparenza e alfabetizzazione mediatica appartengono allo stesso ecosistema.
Le istituzioni devono rendere disponibili informazioni affidabili e accessibili. I mezzi di informazione devono distinguere fatti, analisi e opinioni. Le piattaforme tecnologiche hanno responsabilità nella progettazione degli ambienti nei quali i contenuti circolano. E ciascuno di noi può coltivare l’abitudine alla verifica.
Nell’epoca in cui quasi tutto può essere prodotto e diffuso istantaneamente, il diritto di sapere acquista una nuova dimensione: non soltanto poter ricevere un’informazione, ma avere gli strumenti per capire da dove arriva e quanto possiamo fidarcene.
Nadidja
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